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di Sarantis Michalopoulos, Timothy Spence | EurActiv.com

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Pac: ancora work in progress

16/06/2016 18:17

Nel giugno 2013, è stata approvata la prima grande riforma della politica agricola comune (Pac). Restano, però, ancora molti interrogativi

Nel giugno 2013 i politici europei hanno approvato la prima grande riforma della Politica Agricola Comune (Pac). Ma quando le nuove regole sono entrate pienamente in vigore nel 2015, un anno prima del previsto, alcuni degli stessi leader che l'avevano approvata hanno richiesto cambiamenti per la difficoltà di gestione delle misure previste. Nel 2016, quindi, la Commissione europea ha dichiarato di voler semplificare la Pac in un processo che continuerà fino al 2020. 

Si tratta di una policy che assorbe il 40% del bilancio europeo nonostante l'agricoltura rappresenti solo l'1,7% del pil europeo e il 4,6% degli occupati. Dietro questi numeri, però, si cela la competizione tra Ue ed Usa sul primato delle esportazioni agricole. In particolare l’attuale commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, ha ammesso che la nuova Pac è “più complicata di come dovrebbe essere” annunciando nuove miure di semplificazione, tra cui:

-maggiore flessibilità nel definire i requisiti per le aree di interesse ecologico (EFA);

-un’estensione della deadline per le richieste di aiuto;

-più flessibilità sui criteri di eleggibilità dei supporti volontari accoppiati;

In generale l’obiettivo è la semplificazione amministrativa che inizierà, secondo il commissario, con la riduzione dei regolamenti in vigore da 200 a 40-50.
 
Nel piano attuale, invece, sono state rafforzate le politiche verdi con 112,5 miliardi di euro di investimenti per il periodo 2014-2020 contro i 44,2 miliardi del precedente fondo. Sul tema, però, le polemiche continuano con la Corte dei Conti europea che, in un report del 21 gennaio, ha sottolineato gli alti costi non giusticati relativi ai programmi europei in paesi come Gran Bretagna, Italia e Portogallo.
 
Un altro obiettivo chiave è il ringiovanimento degli agricoltori dell'Unione Europea che rappresenterebbero solo il 6% degli imprenditori del settore. Questo mette ovviamente a rischio il futuro dell'agricoltura e l'esecutivo europeo ha assicurato che nella prossima Pac saranno previsti fondi per l’inizio delle attività di 180.000 giovani agricoltori.

Uno dei problemi maggiori, però, è la difficoltà nell’entrare in nuovi mercati a causa dell’embargo russo sugli alimenti europei, dell’abbattimento delle quote latte nel marzo 2015 e del calo della domanda da parte della Cina. In questo contesto si spiega lo sblocco di ulteriori 500 milioni di aiuti all’agricoltura e la decisione, presa nel 10 giugno 2015, di estendere di un ulteriore anno le misure sulla frutta e la verdura prodotta dai paesi europei (misura decisa inizialmente nel 2014 in risposta all’embargo russo).

Il rapporto con i paesi terzi rappresenta un altro punto di animata discussione. Tom Vilsack, segretario Usa all’agricoltura, ha recentemente affermato, nel corso delle discussione sull’accordo di libero scambio Ttip, di rispettare la richiesta europea di protezione della denominazione di origine geografica degli alimenti. Allo stesso tempo, Vilsack ha anche detto che questo non fermerà la vendita di prodotti simili statunitensi con marchi americani sul mercato d’oltre oceano.

Al momento si dovrà comunque aspettare l’anno prossimo per una prima valutazione sulla salute delle diverse misure predisposte dalla Pac. Per il 2020, invece, è previsto il nuovo budget e la possibile revisione del piano.





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