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di Sarantis Michalopoulos | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Pac, tra difficoltà di export e crollo dei prezzi

25/07/2016 17:51

Nonostante gli sforzi diplomatici del Commissario Ue all'Agricoltura Phil Hogan per cercare nuovi mercati di sbocco, l'agricoltura europa continua a soffrire per l'embargo russo, il calo della domanda cinese e il crollo dei prezzi

Affossata dall’embargo russo e dal rallentamento della domanda cinese, nel corso degli ultimi due anni l’agricoltura europea ha faticato molto ad imporsi sui mercati internazionali. Solo le perdite relative all’interscambio con il paese russo sono state quantificate in 163 miliardi di euro tra il 2013 e quest’anno. Per questo la Commissione europea sta cercando nuovi mercati di sbocco per i prodotti agricoli europei, sebbene sia anche necessario stabilizzare il mercato interno, in sofferenza dopo il significativo crollo dei prezzi.

In questo senso si spiegano le svariate missioni commerciali del Commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, in paesi extra-europei. Nel febbraio il membro dell’esecutivo ha visitato Colombia e Messico, ad Aprile è stata la volta di Cina e Giappone, mentre per questo autunno è prevista la missione in Indonesia e Vietnam.

Secondo il politico irlandese quest’apertura all’export ha aiutato a rendere l’Ue uno dei player più importanti nel commercio globale di prodotti alimentari, con esportazioni che toccano i 120 miliardi di euro annui. Al momento, i principali paesi importatori sono Usa, Cina, Svizzera, Russia e Giappone.

Allo stesso tempo, gli agricoltori del continente continuano a lamentare le carenze dell’attuale Politica agricola europea (Pac). L’associazione di categoria europea, Copa-Cogeca, ha sottolineato come trovare nuovi sbocchi commerciali sia una priorità, sebbene “richieda molto tempo”. Inoltre, il segretario generale, Pekka Pesonen, ha notato che “sebbene l’export Ue sia aumentato del 5,7% nel 2015, gli agricoltori dovrebbero cominciare a sentirne i benefici”. Pesonen ha quindi fatto riferimento all’importanza di accordi tra produttori, industrie e rivenditori al dettaglio per assicurare un equo compenso per gli operatori del comparto.

“Stiamo già iniziando le discussioni in merito alla Pac post-2020, laddove la politica attuale si sta dimostrando inefficace. Dobbiamo trovare degli strumenti per aiutare gli agricoltori ad affrontare i rischi correlati a mercati sempre più volatili”, ha concluso il segretario.

Assieme alla “spinta diplomatica”, la Commissione Ue ha anche lanciato una campagna promozionale per i prodotti europei, rendendo disponibili 111 milioni di euro dal budget comunitario di quest’anno. Sono soprattutto i paesi dell’Europa del sud a mostrare maggior interesse nei fondi, con Italia e Grecia che hanno già presentato rispettivamente 45 e 41 proposte contro le 27 della Francia. Infine, pochissime domande, in proporzione alla grandezza del comparto agricolo, sono pervenute dalla Germania.

In effetti l’abolizione del sistema delle quote nell’aprile 2015, congiuntamente all’embargo russo e al calo della domanda cinese, ha portato al collasso i prezzi del latte. Per questo la Commissione è intervenuta il 18 luglio annunciando un pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro per affrontare la crisi del settore.

Il pacchetto è prevede meccanismi di compensazione per le riduzione dei volumi di produzione. Lo stesso Commissario Hogan ha smentito, infatti, l’introduzione, anche temporanea, di quote latte che “politicamente non sono un’opzione e legalmente non sono possibili”. L’obiettivo è quindi riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta, laddove la prima resta sovrabbondante.  

Anche a Berlino la discussione è da mesi incentrata sulla corrente crisi del prezzo del latte, intorno ai a 25,78 centesimi nel mese di aprile, ben al di sotto dei costi di produzione, a 44,60 centesimi al litro. Ma anche il ministro dell’Agricoltura del paese, Christian Schmidt, ha spiegato che un ritorno alle quote latte sia impossibile mentre è necessaria una riduzione volontaria della produzione senza aiuti finanziari da parte dell’Ue.





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