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di Marcello Bussi - Milano Finanza

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Parigi vuole processare il bitcoin

19/12/2017 12:33

Il ministro delle Finanze francese Le Maire: ne parleremo al prossimo G20. Il presidente di Ubs, Weber: è una bolla, intervengano le autorità di controllo. Mezzo fiasco anche per il future del Cme, volumi fiacchi. Forbes: Satoshi Nakamoto è il 67esimo uomo più ricco del mondo

La Francia chiederà che la questione bitcoin sia discussa al tavolo del prossimo G20 in programma il prossimo aprile a Buenos Aires. Lo ha dichiarato ieri il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, sottolineando che «il rischio di una bolla è evidente» e che, insieme agli altri membri del G20 «bisognerà vedere come regolamentarlo».

Le Maire ha poi detto chiaro e tondo che il Bitcoin «non mi piace perché può nascondere attività come il traffico di droga e il terrorismo». Sul tema è intervenuto anche il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau, secondo il quale «una regolamentazione del bitcoin ha senso solo se avviene su un piano internazionale. Credo che sia venuto il momento di porre la questione sul tavolo del G20». Ieri ha sparato a zero sul bitcoin anche il presidente del cda di Ubs, Axel Weber, ex presidente della Bundesbank, che ha chiesto alle autorità di controllo di intervenire sulla criptovaluta per tutelare gli investitori da una bolla speculativa destinata a scoppiare.

«A mio avviso», ha spiegato Weber, «il bitcoin non è una moneta» poiché «non è universalmente riconosciuta». Inoltre non è neanche una «riserva di valore» a causa della sua intrinseca instabilità. In mancanza di una banca centrale emittente, secondo Weber, il prezzo dei bitcoin è unicamente soggetto alla domanda di mercato, il che conduce a «enormi fluttuazioni di prezzo nei due sensi». Per questo Ubs ha deciso di non consigliare ai suoi clienti di investire nelle monete virtuali, «non considerandole un bene valido e durevole».

La giornata di ieri è stata comunque storica per la moneta virtuale, perché è stato lanciato il future sul Cme di Chicago, prima borsa dei derivati del mondo. L’annuncio di un future era stato fatto prima dal Cme, ma nel tentativo di beffare la concorrenza, il Cboe, l’altro mercato dei derivati di Chicago, ha lanciato il suo a inizio della settimana scorsa. Inizio stentato quello del Cboe, con ripetute interruzioni delle contrattazioni. Mentre per l’esordio del Cme è filato tutto liscio. Ma anche in questo caso i volumi sono stati bassi.

Nei primi minuti di contrattazione il derivato a gennaio è salito del 6% circa raggiungendo un massimo a 20.650 dollari, per poi tornare sui suoi passi e calare fino a 18.345. In serata il future a gennaio viaggiava a 18.900 dollari, quello a febbraio a 19.190, a marzo a 19.340. Mentre su Coinbase il bitcoin veniva scambiato a 18.575 dollari, in calo del 2,7% dopo avere toccato un minimo di giornata a 18.094. Al momento, comunque, l’andamento dei future sembra non avere la minima influenza sul sottostante.

Polemiche a parte, il creatore dei bitcoin è entrato a far parte delle 50 persone più ricche del pianeta. Tutti sanno che Satoshi Nakamoto è uno pseudonimo, e probabilmente non nasconde una sola persona ma un team di lavoro. In ogni caso non c’è dubbio che Nakamoto abbia accumulato una ricchezza notevole. Avrà estratto migliaia di criptomonete quando in pochi ne conoscevano l’esistenza e si poteva fare con un semplice pc casalingo.

Quante, esattamente? A fare i conti ci ha provato, nel 2013, un esperto argentino di blockchain, Sergio Demian Lerner. Partendo dalle mosse di chi ha chiuso i primissimi blocchi (cioè gli anelli che formano la blockchain, l’infrastruttura che sta alla base del bitcoin), Lerner ha stimato che Nakamoto abbia generato 980.000 bitcoin. Calcolatrice alla mano, al picco raggiunto dalla criptovaluta (19.700) sarebbe una fortuna pari a 19,3 miliardi di dollari. Abbastanza per portare Nakamoto al 44 esimo posto nella classifica dei più ricchi al mondo stilata da Forbes. Sarebbe preceduto da Stefan Persson (il patron di H&M), Paul Allen (co-fondatore di Microsoft) e Laurene Powell (vedova di Steve Jobs).

La ricchezza, però, fluttua. E i bitcoin ancor di più. Anche se Forbes fissa la classifica una volta l’anno, fornisce anche una graduatoria aggiornata in tempo reale. A oggi, quindi, Nakamoto sarebbe stato ricacciato indietro. Da una parte è aumentata la ricchezza altrui; dall’altra i bitcoin sono tornati a 18.500 dollari, riducendo il patrimonio ipotetico di Mr Blockchain a 18,1 miliardi di dollari. Nakamoto sarebbe quindi 67esimo, alla pari con il re indiano dell’acciaio Lakshmi Mittal. Giusto per avere un confronto con gli italiani presenti in classifica: il patrimonio dell’inventore dei bitcoin è vicino a quello di Leonardo Del Vecchio (il fondatore di Luxottica è 45esimo con 21,1 miliardi). Se la criptovaluta arrivasse a 32.000 dollari Nakamoto varrebbe più della Nutella: raggiungerebbe infatti la persona più ricca d’Italia, Maria Franca Fissolo, vedova di Michele Ferrero, ed entrerebbe nella top 25. 

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