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di Luigi Chiarello - ItaliaOggi

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Patto Cina-Ue, difesi 100 prodotti per parte. Negoziati su altre 162 produzioni

27/07/2017 10:30

Bruxelles e Pechino hanno raggiunto un accordo per la protezione di 100 indicazioni geografiche a testa nei loro rispettivi mercati. I criteri di selezione delle IG sono stati due: il potenziale volume di mercato ed il rischio di contraffazione

Questo articolo fa parte dello Special Report: The added value of EU quality schemes.

Il due giugno scorso, l'Unione europea e la Cina hanno diffuso una lista di 200 indicazioni geografiche (IG) europee e cinesi (100 per parte) a cui viene assicurata protezione sui rispettivi mercati, nell'ambito di un accordo bilaterale i cui negoziati si dovrebbero concludere entro dicembre. La pubblicazione delle 100 denominazioni per parte (26 sono italiane) ha dato il via alla procedura per proteggere le IG da imitazioni e usurpazioni.

Dall'accordo, evidentemente, sono rimaste fuori moltissime denominazioni italiane ed europee. Questo perché la selezione condotta dalla Commissione Ue, per giungere alla lista di 100 prodotti per parte, è stata fatta in base a due criteri: il volume di mercato che le IG hanno in Cina e il livello di rischio di contraffazione a cui vanno incontro. Per questo, nella prima lista di prodotti c'è una sola IG del Mezzogiorno: la mozzarella di bufala. Una volta siglata l'intesa con Pechino, la commissione europea ha avviato subito le trattative con i singoli paesi membri dell'Unione, per inserire anche altri prodotti nell'accordo.

Una prima lista, predisposta dagli uffici di Bruxelles in accordo con i paesi Ue, contenente altre 162 produzioni europee a indicazione geografica protetta, includerebbe anche cinque produzioni siciliane (arance rosse siciliane, capperi di Pantelleria, pomodori Pachino, marsala e vino «Sicilia»), selezionate in base alla domanda che queste potrebbero avere in Cina. Va ricordato, infatti, che da gennaio Pechino ha eliminato le barriere fitosanitarie che ostacolavano l'import di agrumi siciliani sul territorio cinese.

L’eurodeputato Michela Giuffrida (S&D), membro della commissione agricoltura e sviluppo rurale dell’Europarlamento, ha chiesto alla commissione europea che nel nuovo elenco vengano aggiunti anche altri prodotti siciliani per garantire una "rappresentazione territoriale completa dei prodotti dell'Isola”. In più, ha chiosato a ItaliaOggi: “Mi piacerebbe che in queste consultazioni venissero anche coinvolti i soggetti interessati, ovvero i consorzi di tutela delle produzioni e le organizzazioni di produttori, perché così i negoziati europei risulterebbero più credibili e più aderenti alle richieste e potenzialità del mercato”.

L’eurodeputato risponde anche sul tema di eventuali esclusioni a priori dalla partita cinese: “Questa lista di prodotti tutelati in Cina non vuole dire che solo chi è presente in essa commercializzerà in Cina. Non vengono precluse strade a nessuno. Per altro, alcune imprese non sono pronte a sostenere i costi. E’ il caso di alcuni produttori siciliani interpellati sulla possibilità di poter partecipare, con una delegazione europea, a due importanti fiere agroalimentari, in Iran e in Arabia Saudita. Hanno declinato l’invito ritenendolo anti-economico”. Per Giuffrida, quindi, il quadro è chiaro: “Il produttore che ha le carte per giocare sa bene dove può arrivare. Quante sono le aziende siciliane capaci di sopportare il costo economico necessario a poter commercializzare in Cina?". Quindi, l’eurodeputato sciorina la sua ricetta per superare l’impasse: “E’ evidente che occorre allargare la platea dei prodotti, ma bisogna essere capaci di affrontare il mercato cinese. Ed è bene che tutte queste produzioni ci arrivino con la forza di un marchio europeo". In questo senso le Indicazioni geografiche hanno una particolare forza attrattiva: “Pensi al caso dell’olio Igp Sicilia, che a distanza di appena un anno dall’ottenimento del riconoscimento ha registrato un incremento sensibile nelle vendite e nella richiesta del mercato, anche estero”.

Tra i prodotti cinesi che aspirano ad ottenere lo status di indicazione geografica Ue figurano: Yantai Ping Guo (mela Yantai), Hengxian Mo Li Hua Cha (tè al gelsomino Hengxian), Panjin Da Mi (riso Panjin) e Baise Mang Guo (mango Baise). Il mercato cinese di prodotti agroalimentari è uno dei maggiori al mondo e cresce di anno in anno, sostenuto da una classe media in aumento che apprezza le bevande e i prodotti alimentari europei, spesso in seguito a viaggi internazionali. L'ex Celeste impero vanta anche IG proprie, ancora sconosciute ai consumatori europei.

L'accordo bilaterale Europa-Cina, a inizio giugno, era stato salutato subito e con favore da Coldiretti, secondo cui «la difesa delle produzioni italiane doc dalla concorrenza sleale di falsi e imitazioni spinge le esportazioni italiane di prodotti alimentari». Queste, per palazzo Rospigliosi «hanno fatto registrare un aumento del 19% in Cina nel primo mese del 2017», mentre «il valore delle esportazioni agroalimentari italiane in Cina nel solo 2016 è stato di 391 mln di euro». E il vino? E' stato il prodotto più gettonato «per un importo di 101 mln di euro».

Le prime 26 IG italiane tutelate in Cina

Vini e alcolici: Asti, Barbaresco, Bardolino Superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti,  Conegliano- Valdobbiadene Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Grappa, Montepulciano d’Abruzzo,  Soave, Vino nobile di Montepulciano, Toscano/a

Formaggi: Asiago, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Taleggio

Salumi e carni: Bresaola della Valtellina, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele

Condimenti: Aceto balsamico di Modena





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