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di Domenico Cacopardo - ItaliaOggi

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Patto Usa-Cina per battere Corea del Nord

20/04/2017 09:45

Le tensioni nell'Estremo oriente non sono nate con Trump ma vengono da molto più lontano

Per evitare che i tanti piccoli Maduro che popolano l'Italia utilizzino la tensione con la Corea del Nord per rianimare i loro (e dei tanti disadattati dei centri sociali) sentimenti antiamericani e per chiamare alla condanna dell'imperialismo della potenza Usa («Solidarietà all'eroico popolo cubano» o venezuelano o iracheno), torno sull'argomento, che considero cruciale per la definizione della natura della presidenza Trump e per un significativo riassetto degli equilibri strategico-militari mondiali. Questioni, entrambe, che esulano dalla specifica e singola volontà del presidente americano e coinvolgono l'establishment di quel Paese e le leadership di Russia e Cina in primis, ma anche di altri protagonisti, come la Turchia, il Giappone, la Germania.

Ciò di cui si sta discutendo e che s'è focalizzato intorno alle minacce e allo controminacce Usa-Corea del Nord riguarda lo straripante potenziale bellico di uno stato che unisce all'arma nucleare, quella chimica nonché i missili e i cannoni per recarle a destino. Poiché il potere è concentrato nelle mani di un giovane e crudele tiranno (Kim Jong-un) e di un sistema militare la cui fedeltà al capo è fertilizzata da frequenti eliminazioni di generali e ministri, non è peregrino immaginare che tutta la potenza militare accumulata, un giorno non lontano, trovi la sua utilizzazione. L'obiettivo è lì, a portata di mano, e si chiama Corea del Sud. La sua capitale Seul dista una cinquantina di chilometri da Panmunjom, la località in cui fu firmato l'armistizio del 1953, e che è proprio sul confine, al 38esimo parallelo.

Siderale la distanza tra le due Coree. Al Sud, pil/pro capite 25.976,95 Usd (2013); popolazione 50 milioni (2014); forze armate 639 mila uomini (2012); aerei 790, navi 170. Al Nord pil/pro capite 583,00 Usd (2014); popolazione 25 milioni (2013); forze armate un milione e 100 mila uomini; 1.620 aerei (vecchiotti) numero delle navi non noto, ma si ritiene che ci siano un centinaio di sommergibili, molti dei quali dotati di rampe di lancio; bombe atomiche 18/20.

L'esistenza stessa della Corea del Sud è un fatto insopportabile per il dittatore nord-coreano e per i gruppi dirigenti comunisti. Ed è altrettanto insopportabile per la Cina, disturbata nel proprio disegno di potenza panasiatica dalla Corea del Sud che, con un sistema economico capitalistico e politico democratico, ha raggiunto un livello di sviluppo estremamente avanzato, anche tecnologicamente, e ospita un piccolo contingente di truppe americane, dotato di armi nucleari. Il combinato disposto della forza della Corea del Sud e della presenza americana non permette alla Cina di dominare come vorrebbe l'area.

Da qui, l'appoggio ai nordcoreani. Il giorno in cui Kim Jong-un deciderà che è l'ora di attaccare la Corea del Sud, potrà lanciare i propri missili con armi chimiche e nucleari su Seul e sul suo hinterland dove vivono 25 milioni di abitanti e colpire le basi americane nella penisola e fuori, nelle isole del Pacifico. Per non parlare del Giappone.

Kim Jong-un può farlo ed è corretto ritenere che un giorno (quello che per lui sarà quello giusto) lo farà. È questa potenzialità latente che è insopportabile alla comunità internazionale e agli Stati Uniti, permanentemente sottoposti al ricatto di un possibile attacco chimico e nucleare nord-coreano. Ed essa può essere la causa di un attacco preventivo, capace di mettere a tacere (parzialmente, purtroppo) le armi del dittatore.

In questo quadro strategico e tattico è stato giusto, da parte di Trump, coivolgere la Cina, Paese che è interessato alla stabilità e alla pace, viste le prospettive di sviluppo in cui è impegnato. E la Cina è ormai troppo grande e potente per poter essere messa a tacere. In questi rapporti di forza, va cercata la ragione della tensione attuale e le speranze di allentamento della pressione nordcoreana, affidate alla Cina. I piccoli Maduro del Bel paese debbono farsene una ragione. La pace, quella vera, passa ancora una volta da equilibri garantiti dagli Stati Uniti.





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