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di Marcello Bussi, Milano Finanza

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Per l’Ifo l’Italia uscirà dall’euro

03/01/2017 15:12

Lo ha dichiarato Clemens Fuest, il presidente dell’Ifo, l’istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera che ogni mese pubblica il'indice di fiducia delle imprese tedesche

Non nell’immediato, ma l'Italia rischia comunque di lasciare la zona euro. Lo ha dichiarato Clemens Fuest, il presidente dell’Ifo, l’istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera che ogni mese pubblica il seguitissimo omonimo indice di fiducia delle imprese tedesche. Si tratta di un concetto che Fuest aveva già espresso un paio di settimane fa in un’intervista a un quotidiano italiano. Stavolta lo ha detto invece al giornale Tagesspiegel, segno che vuole lanciare il messaggio ai lettori tedeschi. Bel modo di iniziare l’anno.

Il ragionamento di Fuest è semplice: «Il livello di vita in Italia è lo stesso che nel 2000. Se non cambierà niente, allora gli italiani diranno che non vogliono più restare nella zona euro». Se poi il governo italiano chiedesse di usare il Fondo salva-Stati Esm, il parlamento tedesco non dovrebbe approvare l’erogazione, dice Fuest. Questo perché l’utilizzo dell’Esm implica che la Bce acquisti titoli di Stato italiani in modo illimitato e la cosa «caricherebbe i contribuenti di rischi per un ammontare sconosciuto che il Bundestag non può controllare». Dietro la Bce, spiega Fuest, ci sono infatti i singoli Stati membri della zona euro e quindi i loro contribuenti.

L’intervistatore puntualizza che comunque la Bce sta già acquistando titoli di Stato nell’ambito del Quantitative easing, che il presidente della Bce Mario Draghi il mese scorso ha prolungato per tutto il 2017. La risposta di Fuest è che l’istituto di Francoforte dovrebbe ridurre ulteriormente i suoi acquisti mensili (in realtà Draghi lo ha già fatto, portandoli da 80 a 60 miliardi al mese, tornando così alle quantità iniziali del piano), anche perché, grazie all’aumento dei prezzi dell’energia, quest’anno l’inflazione dovrebbe salire all’1,5-1,6%, «appena sotto l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce. Questo eliminerà il bisogno di comprare i bond».

In realtà l’interpretazione corrente è che l’Eurotower possa ritenersi soddisfatta con un’inflazione all’1,8-1,9%. In questo caso il tedesco Fuest fa molto uso della flessibilità. Resta il fatto che il suo è un messaggio intransigente. Invece di cercare qualche accomodamento in vista di un anno elettorale decisivo (Olanda, Francia, la stessa Germania e probabilmente l’Italia andranno alle urne), il presidente dell’Ifo continua a sfoggiare la sua intransigenza. Come d'altronde fa il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, messo per l’ennesima volta alle corde da Draghi nel consiglio direttivo del mese scorso ma sempre alla ricerca di una rivincita.





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