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di Maite Carpio - ItaliaOggi

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Puigdemont non sa più che fare

20/10/2017 09:33

Il presidente indipendentista, giocando da dilettante con le istituzioni, si sta bruciando. La sfida tra Madrid e Barcellona è da teatro dell'assurdo

Ci risiamo con lo scambio di lettere. Ieri mattina Carles Puigdemont, presidente della Generalitat catalana, ha ripreso carta e penna e, alle 10 in punto, ha mandato la sua missiva a Mariano Rajoy.

«Se il governo dello stato rifiuta il dialogo e insiste con la repressione, il Parlamento catalano potrà procedere, se lo ritiene opportuno (attenzione, passaggio fondamentale! ndr) a votare la dichiarazione di indipendenza che non votò lo scorso 10 ottobre», recita il testo.

Insomma, Puigdemont sta dicendo che lui l'indipendenza non l'ha dichiarata e che perciò il governo centrale non è legittimato ad applicare l'articolo 155 della Costituzione. Rajoy ci ha messo poco a replicare e, 15 minuti dopo, scrive, a sua volta, che Puigdemont non ha risposto alla richiesta di chiarimento avanzata dal governo centrale e comunica che va avanti con il commissariamento di Barcellona.

L'unica categoria letteraria, cari lettori, con la quale definire questa trama narrativa è quella dell'assurdo. Il governo centrale aveva fatto al presidente della Generalitat una proposta di dialogo in sede parlamentare e offerto la possibilità di convocare nuove elezioni in Catalogna. Puigdemont insiste nel dire che per lui dialogo vuol dire incontrarsi con Rajoy. Insomma, vuole un duello.

La verità è che non sa cosa fare, non sa come uscire dal pasticcio istituzionale che ha combinato e sta facendo diventare Rajoy, nonostante le pallottole, una sorte di statista alla rovescia.

Questi politici improvvisati dovrebbero imparare che con le Istituzioni (quando hanno la «i» maiuscola) sarebbe meglio non mettersi a giocare, finisce che poi ti bruci. Se Puigdemont dichiara l'indipendenza (si sono riuniti già questa mattina per decidere) Rajoy è legittimato a procedere, se non lo fa, il re e nudo e lui fa la figura del buffone. Sabato prossimo ci sarà, a Madrid, un consiglio dei ministri straordinario che approverà le misure necessarie per riportare l'ordine costituzionale in Catalogna, tali misure dovranno essere approvate dal Senato.

Le nostre fonti spagnole confermano che, dopo mesi in cui si sono sentiti in ostaggio, i cittadini sono stufi e infastiditi da queste lettere e non chiedono altro che si metta fine al più presto a questa scadente operetta e si faccia scendere il sipario sulla scena una volta per tutte.

Non ci resta che attendere sabato, le decisioni del consiglio dei ministri del governo spagnolo. Questa storia è durata fin troppo a lungo. Da qui a sabato tutto è possibile. La Spagna unita che si divide, sembra un incubo alimentato a sangria.





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