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di Di Aneta Zachová | EURACTIV.cz | Traduzione di Davide Annarumma

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Rasmussen: Europa investa di più in sicurezza

29/06/2017 17:06

Il Segretario Generale della NATO sottolinea che l'Europa deve fare molto per proteggere se stessa. Occorre una coalizione stabile, con una forte presenza difensiva tedesca, perché è questo il linguaggio che i russi capiscono

 

L'UE ha appena aperto un dibattito sulla sicurezza e la difesa europea. Pensa che abbia un futuro?

Dobbiamo essere protagonisti del nostro destino. Gli europei dovrebbero essere più responsabili della loro sicurezza. Il Fondo europeo per la difesa è una buona idea, ma è poco realistico pensare che in futuro ci sarà un sistema difensivo o un esercito comune europeo. Ecco perché dovremmo concentrarci sulla cooperazione all'interno della NATO. È uno strumento esistente ed eccellente, che si basa sul processo decisionale democratico e sui valori condivisi del passato. Merita maggiori investimenti.

C'è sufficiente volontà politica da parte dei Paesi membri di investire denaro in sicurezza e difesa?

Non ho dubbi. Se si chiede alle persone di cosa sono preoccupate, la maggior parte di loro risponderà sicurezza e di migrazione. È per questo che ritengo che i governi europei debbano adempiere i loro obblighi all'interno della NATO e investire il 2% del proprio PIL in difesa. Ad esempio l'Ucraina investe il 5%, perché i cittadini ucraini temono per la loro sicurezza. Naturalmente, il "soft power" è molto importante al giorno d'oggi, ma non possiamo dimenticare di rafforzare "l'hard power", e creare qualcosa che possiamo chiamare "smart power".

Su cosa deve concentrarsi sull'Europa se vuole rafforzare la propria sicurezza?

Anzitutto, dobbiamo aumentare la nostra spesa per la difesa. So che non è un messaggio molto popolare, ma la situazione è cambiata e dobbiamo investire di più in questo momento. In secondo luogo, l'Unione europea dovrebbe fare di più per la sicurezza energetica e accrescere le nostre risorse. Il terzo passo importante è rafforzare le nostre economie, e intraprendere profonde riforme soprattutto sul mercato del lavoro. Attraverso la crescita economica possiamo essere più sicuri.

Ci sono settori specifici in cui l'Europa dovrebbe investire?

Abbiamo bisogno di una maggiore flessibilità per poter utilizzare immediatamente le nostre forze nel caso in cui alcuni dei nostri alleati siano in pericolo. Abbiamo moltissime truppe in Europa, ma per spostarle, dobbiamo chiedere aiuto agli Stati Uniti. Quindi dobbiamo investire in capacità logistica. Poi ci mancano tecnologie come i droni militari, come abbiamo visto durante la guerra in Libia. Dobbiamo anche sviluppare le nostre capacità di contrasto al terrorismo all'estero. Ad esempio, potremmo aiutare le forze locali in Iraq a combattere gli estremisti.

A suo parere, quali sono le sfide principali che l'Europa sta affrontando adesso? Ha già menzionato il terrorismo, ma cos'altro?

La lista è molto lunga. Oltre al terrorismo, dobbiamo anche affrontare la sfida della Russia, in particolare in Ucraina. Ogni giorno, cittadini ucraini vengono uccisi da forze filorusse e il Paese rappresenta il culmine degli sforzi della Russia per destabilizzare la democrazia occidentale. Possiamo solo rispondere a questa minaccia con l'unità transatlantica, mantenere la pressione sulla Russia e sostenere l'Ucraina - anche con armi difensive - poichè protegge la sua sovranità.

Dobbiamo anche fare di più nei Balcani. Naturalmente, ci sono altri problemi come la situazione in Turchia, nel Medio Oriente o in Russia. È importante dire che non possiamo semplicemente separare questi problemi. La situazione nei Balcani è anche profondamente connessa all'influenza di Mosca, come abbiamo visto in Montenegro, che è diventato di recente membro della NATO.

Come dovremo approcciare la Russia?

Molti anni fa Putin stava pensando di unirsi alla NATO, ma poi cambiò idea, e decise di assumere una posizione di contrasto all'alleanza atlantica. Adesso abbiamo bisogno di una coalizione stabile, con una forte presenza difensiva tedesca, perché è questo il linguaggio che i russi capiscono.

 





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