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di Roberto Giardina (da Berlino) - ItaliaOggi

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Record Ue di brevetti tedeschi

16/06/2017 09:00

Germania al quarto posto nella graduatoria mondiale per numero di licenze registrate dopo Usa, Giappone e Cina. Nella graduatoria l'Italia si posiziona fra gli "anderen", l'insieme di tutti gli altri

Chi ha inventato il würstel senza carne? E chi la macchina per i softeis, quei gelati cremosi spacciati in tutto il mondo? Durante la Grande Guerra, il giovane Konrad Adenauer, sindaco di Colonia, si trovò a fronteggiare la penuria di generi alimentari, e inventò nel 1915 il Friedenwürst, la salsiccia della pace, senza carne di maiale, un wurst alla soja.

Un sacrilegio per i tedeschi, ma spinti dalla fame lo trovarono gustoso. Il futuro cancelliere tentò di fare brevettare l'invenzione gastronomica, ma la richiesta fu respinta dai connazionali. Ci riuscì nel 1918 nella vicina Austria. Adenauer era un giurista, ed aveva fantasia, oggi vegetariani e vegani che al supermarket comprano würstel e hamburger alla soja non sanno che lo devono al vecchio cancelliere della ricostruzione, dopo che Hitler aveva lasciato la Germania in macerie. 

I softeis per me siciliano non sono neanche gelati, ma mi arrendo alla maggioranza. Ogni giorno milioni li comprano alle macchinette. Sono nati, se non mi sbaglio, verso gli Anni Venti, ma loro conservazione e distribuzione era complicata. Nel 1948, la giovane chimica Margaret Thatcher, la futura Lady di Ferro, brevettò il sistema di congelamento che permise di produrre il gelato su scala industriale. La tentazione di chiedere cosa abbiamo mai inventato i nostri politici è scontata, perfino sleale, ma irresistibile. In maggioranza sono avvocati e si limitano a escogitare leggi che rendono difficile far registrare i brevetti degli italiani ingegnosi.

Angela Merkel è laureata in fisica e finora non ha inventato nulla da far brevettare, ma ci pensano i suoi connazionali. I tedeschi, sempre scontenti, ricordano che, all'inizio del secolo scorso, erano i primi al mondo per numero di brevetti, e oggi sono scesi al quarto posto, non salgono neppure sul podio. Ma sono scesi in campo altri concorrenti: il 24,3 per cento di tutti i brevetti registrati al mondo l'anno scorso batte bandiera a stelle e strisce, segue il Giappone con il 19,4, al terzo posto sono balzati i cinesi con il 18,5. La Germania è distaccata con il 7,5, sempre il triplo della Gran Bretagna di Margaret, con il 2,4, e il doppio della Francia con il 3,5. Gli olandesi si devono accontentare del due per cento, gli svizzeri dell'1,9. L'Italia è messa nel mucchio degli Anderen, gli altri, che tutti insieme arrivano all'11,8. Tra le aziende, troviamo al primo posto la Philips con 2.568 brevetti, seguita dalla Huawei con 2.390, la Samsung con 2.316, la Siemens con 1.871, la Basf con 1.410, la Bosch con 1.327.

Quanto costa far registrare un brevetto? Si pagano 60 euro per la semplice richiesta, 350 euro per la procedura di controllo. Se la nostra invenzione verrà accettata per vent'anni si dovranno versare 13.100 euro, meno di quanto si paga ogni anno per la tassa di circolazione di un'auto di grossa cilindrata. Non è che i tedeschi siano più intelligenti, più bravi, di noi. Il successo si paga.

Lo Stato e i privati investono nella ricerca circa 55 miliardi di euro all'anno, più di un miliardo alla settimana, più di tutti gli altri europei messi insieme. Ugo La Malfa era mosso da buone intenzioni quando si oppose alla tv a colori, perché era un lusso e gli italiani avevano altre priorità, ma condannò a morte la nostra industria elettronica che all'epoca era all'avanguardia in Europa. Una trentina d'anni fa abbiamo venduto il nostro Pendolino agli ingegnosi tedeschi. Era ed è il miglior treno sui percorsi con molte curve. Loro si vergognarono di aver dovuto ricorrere a noi italiani e gli cambiarono nome. È ancora in servizio.

Ora abbiamo ceduto le nostre industrie. E le nostre banche non sono disposte a finanziare con poche centinaia di euro un giovane che si presenti con qualche nuova idea. E ci siamo dimenticati di proteggere i nostri prodotti, il parmigiano o il prosecco. All'estero basta chiamarli Parmesan o Prosek. E quando ce ne accorgiamo è sempre troppo tardi.





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