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di Domenico Cacopardo - ItaliaOggi

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Renzi dovrebbe imitare Macron

13/06/2017 09:34

La persona del presidente francese emana prestigio, sicurezza sul futuro e cambiamenti forti. Al contrario, non premiano certamente le prese di posizioni divisive

Chi ritenesse che, con i risultati dell'11 giugno, la storia del movimento fascistoide dei 5Stelle sia finita, si sbaglia o si illude.

La natura del partito di Grillo&Casaleggio è tale che, solo di fronte al disastro politico-amministrativo, riesce a vincere, superando l'handycap di un personale politico impreparato, raccattato nella società col contributo di piccoli o medi gruppi di pressione. Per dire una famiglia ampia e ramificata, col sistema delle comunarie o delle parlamentarie riesce a piazzare diversi suoi componenti in posizioni idonee all'elezione. Questo giochetto funziona la prima volta.

Poi, la gente si rende conto di avere a che fare, in molti casi, con falliti della vita, persone che non hanno mai lavorato in vita loro, soggetti in cerca di una qualche opportunità. E vota candidati che abbiano un minimo di affidabilità, anche se appartengono a partiti o a schieramenti già collaudati.

Lo schema, tuttavia, non vale, almeno nello stesso modo, sul piano nazionale. Se rimangono ampie sacche di scontento sociale, è evidente che l'incentivo a votare i 5Stelle («Almeno proviamo questi che non hanno colpe né scheletri») è abbastanza saldo. Sarà ridimensionato in ragione delle sciocchezze (e ne abbiamo viste tante in quest'ultimo anno) di Grillo che, a parte la furbizia spicciola di paese e l'interesse a fonti di guadagno (per assistere ai suoi comizi - per il vero sempre meno affollati, a Genova, venerdì 9 meno di 300 persone - si paga), mostra una totale pochezza intellettuale e morale (l'insulto è un modo immorale di affrontare gli avversari) che sta già determinando un cambiamento di sentiment popolare.

La palla, ora, è nelle mani di Renzi e di Berlusconi, ognuno per proprio conto interessati alla resurrezione dei partiti che rappresentano. La vicenda dell'accordo sulla legge proporzionale, in fin dei conti, ha colpito più i 5Stelle che gli altri: tutti capiscono gli eccessi di furbizie, le giravolte e le capriole per incolpare gli altri delle proprie scelte. È da vedere, oggi stesso, se il risultato disastroso delle elezioni comunali ha spinto Grillo&Casaleggio a tornare al tavolo della trattativa o ad allontanarsi maggiormente.

In entrambi i casi, l'assenza di capacità politica peserà come un macigno, a meno che Renzi non torni ad adottare atteggiamenti e politiche divisive e impopolari. Il leader del Pd deve studiare la comunicazione di Macron e adeguarsi all'idea che dalla persona del presidente francese emana: prestigio, sicurezza sul futuro, cambiamenti radicali.

Per lui, Renzi intendo, vale il «meno Twitter» suggerito a Trump. E vale la capacità di parlare chiaro anche su argomenti impopolari. Gli italiani, in passato, hanno dimostrato di capire e hanno affrontato sacrifici importanti. Se ne valeva la pena. L'appuntamento, ora, è con la Sicilia che in autunno elegge il suo presidente. Dal disastro Crocetta si può passare a una nuova speranza. Chi saprà darla ai siciliani, potrà darla agli italiani.





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