EurActive.it

Home > News > Rifiuti alimentari, taglio del 50% entro il 2030

di Hannah Black e Sarantis Michalopoulos | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

Facebook Twitter Linkedin
Rifiuti alimentari, taglio del 50% entro il 2030

11/04/2017 16:09

Il parlamento europeo vuole ridurre i rifiuti alimentari con obiettivi vincolanti da raggiungere entro 13 anni. Il 70% dei rifiuti alimentari proviene dal settore domestico, della ristorazione e del retail

La commissione del Parlamento europeo per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) ha votato all'unanimità a favore di un report dal titolo "iniziativa sull'uso efficente delle risorse: ridurre i rifiuti alimentari, migliorare la sicurezza alimentare". Il rapporto invita gli Stati membri ad adottare misure efficaci per ridurre i rifiuti alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030.

Alla Commissione è invece chiesto di fissare, entro la fine del 2020,  obiettivi vincolanti di riduzione degli scarti alimentari da rispettare entro il 2025 e il 2030. Una volta delineati gli obiettivi di lungo termine, spetta ai Paesi dell'Unione “ monitorare e valutare l'attuazione delle loro misure di riduzione dei rifiuti alimentari” e sollecitare la Commissione “a sostenere una definizione giuridicamente vincolante dei rifiuti alimentari”.

Secondo i dati del 2014, 55 milioni di persone (il 9,6% della popolazione dell'Unione europea)  non potevano permettersi un pasto di qualità a giorni alterni. Inoltre, i dati a partire dal 2015 suggeriscono che 118,8 milioni di persone (il 23,7% della popolazione dell'Unione europea) erano a rischio di povertà e di “esclusione sociale”. Si stima che, ogni anno, vengano sprecati nella sola Unione europea circa 88 milioni di tonnellate di cibo , un numero che dovrebbe salire a circa 126 milioni di tonnellate entro il 2020, se non si interviene immediatamente. I dati mostrano che il 70% dei rifiuti alimentari proviene dal settore domestico, della ristorazione e del retail, mentre le aree di produzione e lavorazione del cibo contribuiscono per il restante 30%.

La Corte dei conti europea ha recentemente criticato la Commissione per gli scarsi risultati raggiunti nella lotta al "food waste". L'organo collegiale ha inoltre sollecitato l'esecutivo Ue ad allineare n maniera più efficace la politica di diversi settori quali l'agricoltura e la pesca.

La relazione promossa dal Parlamento sottolinea che una parte dei rifiuti alimentari, a livello di produzione, è dovuto alle norme sulle specifiche del prodotto, alla cancellazione  degli ordini a causa di variazioni della domanda dei consumatori, e alla sovrapproduzione di cibo per soddisfare determinate esigenze stagionali delle famiglie.

Nel rapporto si dichiara inoltre che  gli Stati membri non utilizzano in modo efficace il Fondo di aiuto europeo ai più bisognosi (FEAD) per facilitare la donazione di cibo, finanziando lo stoccaggio e il trasporto, e che la necessità di ridurre i rifiuti alimentari è “urgente”, così come quella di migliorare “l'efficienza delle risorse dell'Unione in ogni fase della catena alimentare”.

Per fare questo, sostengono i parlamentari europei, ci deve essere un impegno congiunto da parte della Commissione europea e degli Stati membri, con una “risposta politica coordinata” su entrambi i livelli.

Secondo il rapporto, la nuova definizione di “rifiuti alimentari” è la seguente: “prodotti alimentari destinati al consumo umano, sia nello stato commestibile o non commestibile, rimossi dalla catena di produzione o di fornitura, da scartare, inclusa la  produzione primaria, la trasformazione , la fabbricazione, il trasporto, lo stoccaggio,  la vendita al dettaglio e il consumo, ad eccezione delle perdite di produzione primaria”.

Biljana Borzan, eurodeputato socialdemocratico croato e relatore del rapporto, ha dichiarato che circa un terzo di tutti gli alimenti prodotti per il consumo umano va perso o sprecato "dalla fattoria alla forchetta".

“Le perdite alimentari e i rifiuti causano circa 940 miliardi dollari all'anno di perdite economiche, e il cibo che viene perso o sprecato consuma circa un quarto di tutta l'acqua utilizzata dall'agricoltura, richiedendo un'area coltivabile della dimensione della Cina, ed producendo circa l'8% delle emissioni globali di gas a effetto serra,” ha aggiunto Borzan.

L' eurodeputato ha inoltre affermato che a causa dello spreco alimentare presente in ogni fase della catena di fornitura e di consumo del cibo “non c'è una regolamentazione "pallottola d'argento"che l'Ue possa imporre per risolvere il problema.

“Attualmente ci sono 52 atti comunitari che riguardano i rifiuti alimentari [...] abbiamo bisogno di una risposta politica coordinata a livello degli Stati membri dell'Ue e che tenga conto delle politiche in materia di rifiuti, di sicurezza alimentare, e di informazione, ma anche che consideri gli aspetti della vita economica, la ricerca e l'innovazione, l'ambiente, l'agricoltura, l'istruzione, e la politica sociale “, ha concluso Borzan.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154