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di Frédéric Simon | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

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Rivenditori temono restrizioni Ue su cibi e bevande

19/06/2017 11:18

I Paesi europei applicano misure sempre più restrittive alla vendita di alcuni prodotti alimentari per combattere l'obesità. I commercianti al dettaglio preoccupati per le nuove barriere

Quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità si è impegnata a combattere l'obesità infantile sei anni fa, in pochi hanno prestato attenzione alla faccenda. La precedente campagna contro il tabagismo, imposte sulle sigarette e altre misure, aveva tracciato una linea da seguire utile ai Governi europei anche per affrontare questa nuova questione. Uno dopo l'altro, i Paesi europei hanno adottato misure restrittive per la vendita e la commercializzazione di alimenti e bevande preconfezionati, nel perseguimento delle politiche sanitarie.

La famosa "fat tax" imposta dalla Danimarca è stata la prima nel suo genere a livello mondiale e probabilmente ne ha ispirato molte altre. Ma ha anche avuto conseguenze non previste ed è stata oper questo abrogata, ufficialmente a causa dei costi amministrativi che ha creato, ma probabilmente a seguito delle tensioni commerciali che aveva prodotto con la vicina Germania. Tuttavia, mentre gli obiettivi di regolamentazione della sanità pubblica sono considerati legittimi, nessuno infatti mette in dubbio il merito delle restrizioni sul tabacco e sulle bevande alcoliche, la questione solleva anche domande sui limiti dell'intervento pubblico. I Governi "hanno un interesse sincero per regolare e garantire la salute pubblica. E per questo può restringere la disponibilità del prodotto sul mercato, aumentare le relative tasse e limitarne la commercializzazione e la comunicazione", ha dichiarato Lucas Boudet, direttore generale dell'Easa.

Alcuni industriali stanno iniziando a preoccuparsi del rischio d un eccesso di regolamentazione su una serie di beni di consumo che stanno avendo un impatto sul mercato unico dell'Ue. "È incredibilmente difficile per i rivenditori che operano in tutta Europa sapere cosa è vietato, dove e in che modo", ha dichiarato Susanne Czech, direttore generale della European Retail Roundtable (Ertt), un gruppo commerciale che riunisce gli amministratori delegati di giganti al dettaglio quali Tesco , Lidl, Ikea e Marks & Spencer. "Capiamo che ci devono essere alcune restrizioni nell'interesse della salute pubblica e dell'ordine pubblico. Ma vogliamo anche offrire una scelta ai consumatori", ha aggiunto. "Il cioccolato fa male? Direi che è il dosaggio a contare di più", ha affermato Czech durante un evento organizzato da Euractiv sull'argomento

Secondo alcuni funzionari dell'Ue, la tassazione è una competenza nazionale, su cui l'Unione europea non ha alcun potere, per quanto riguarda prodotti a base di zucchero, grassi o alcol. Ma per Susanne Czechi ed altri critici, le restrizioni nazionali sulle vendite e sul marketing stanno creando nuovi ostacoli al mercato unico, che è uno dei pialstri dell'Unione. "Queste misure vanno oltre e generano squilibri e ostacoli al mercato unico, ostacolando il commercio fra i Paesi dell'Ue e quelli esteri", ha dichiarato Florence Ranson, direttore delle comunicazioni di FoodDrinkEurope.

I sostenitori della sanità pubblica sottolineano la necessità di affrontare ciò che l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito una "pandemia di obesità". Con la metà dei cittadini dell'Unione considerati in sovrappeso, le condizioni croniche come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari sono in aumento, e minacciao di sopraffare le economie già in difficoltà dell'Ue e di dare un enorme onere ai suoi sistemi sanitari. I sostenitori della salute sottolineano inoltre la necessità di proteggere i consumatori più vulnerabili dalle pratiche di marketing aggressive. Una risoluzione del Parlamento votata nel 2013 ha affermato che i bambini e gli anziani sono più ricettivi  e hanno bisogno di una particolare tutela da parte delle autorità di regolamentazione.

Pochi governi in Europa hanno una strategia globale per ridurre l'obesità. E se non si farà nulla, in particolare per affrontare l'obesità tra i giovani, il governo britannico prevede che la patologia rappresenterà il 13% dei costi sanitari totali entro il 2050.

La scorsa settimana, l'organizzazione europea dei consumatori, Beuc, ha invitato le aziende alimentari a smettere di usare i personaggi dei cartoni animati per promuovere un cibo non sano per i bambini. La Commissione Europea ha finora avuto una posizione ambivalente in merito alle restrizioni di commercializzazione applicate agli alimenti e alle bevande malsane e in particolare le tasse. Le imposte sullo zucchero o sul sale causano non solo un calo dei consumi, ma incoraggiano l'acquisto di  prodotti più economici, ha dichiarato uno studio finanziato dall'Ue pubblicato nel 2014. 

Inoltre, l'impatto preciso di tali "fat tax" sulla competitività del settore agricolo e alimentare europeo deve ancora essere pienamente valutato. La Commissione ammette che i prezzi dei prodotti alimentari possono essere influenzati dalla tassazione, ma ricorda che ciò è consentito nel diritto comunitario, a condizione che non discriminino i prodotti provenienti da altri Stati membri dell'Ue. "La Commissione è favorevole ad un approccio pluriennale alla prevenzione delle malattie e alla promozione di stili di vita sani. La tassazione è, tra molte, una misura possibile", ha dichiarato a Euractiv un portavoce dell'istituzione comunitaria.

I produttori di alcol hanno ragione di sospettare che potrebbero essere i prossimi ad entarre nel mirino delle restrizioni. Lo scorso dicembre, una relazione di Public Health England, un organo consultivo del governo britannico, ha raccomandato di imporre l'imballaggio normale sulle bottiglie di alcol, suggerendo di riportare avvertimenti sulla salute, incluse le etichette fotografiche, come sulle confezioni di sigarette. L'entusiasmo crescente per l'etichettatura e le restrizioni alla commercializzazione dei beni di consumo ha suscitato preoccupazione con la Camera di Commercio Internazionale (ICC), che ha istituito una task force specifica per affrontare la questione. "Quello che abbiamo discusso è che le restrizioni dirette, dai divieti parziali al totale di utilizzo di loghi, branding, disegni, immagini, parole, ecc., possono avere effetti indiretti su altre politiche", ha dichiarato Mathieu Maes, segretario generale di La Icc in Belgio. Il punto della Cci è che ridurre la capacità di comnicazione delle aziende ha effetti anche in altri settori, guidando "la concorrenza basata sul prezzo piuttosto che sull'innovazione e sulla qualità", che, in ultima analisi, scoraggia le piccole aziende a entrare nel mercato e proporre prodotti innovativi, ha aggiunto Maes.





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