EurActive.it

Home > News > Roma-Parigi-Berlino, Ue freni investimenti cinesi

di Livia Lepore | Mf-DowJones News

Facebook Twitter Linkedin
Roma-Parigi-Berlino, Ue freni investimenti cinesi

22/08/2017 11:15

Rafforzare i poteri nazionali in modo da potersi difendere dalle acquisizioni ostili in arrivo da fuori Europa, in particolare dalla Cina. E' questa la richiesta avanzata da Italia, Francia e Germania alla Commissione europea

I Governi di Roma, Parigi e Berlino hanno inviato a Bruxelles un documento condiviso che contiene un progetto di rafforzamento del "golden power" europeo, in particolare dei poteri di interdizione verso investimenti da Paesi che operano secondo regole non di mercato o che non rispettano paritá di trattamento e pongono barriere ad acquisizioni operate da aziende europee.

Il documento è datato 28 luglio e fa seguito a una prima lettera congiunta di febbraio. Nessuna menzione diretta della Cina, sebbene siano soprattutto gli investimenti sussidiati da Pechino e diretti ad aziende ad alto contenuto tecnologico ad aver impensierito negli ultimi anni le tre potenze industriali europee.

In un documento di quattro pagine, che La Stampa ha potuto visionare, i tre governi rivendicano il diritto di "intervenire" e di "proibire" in alcuni casi specifiche operazioni o di vincolarle a determinate condizioni. In primo luogo, scrivono i governi, occorre assicurare "condizioni di reciprocitá", che non ci sono "quando Paesi terzi mantengono ostacoli agli investimenti diretti da parte delle compagnie europee mentre allo stesso tempo altre compagnie europee vengono acquisite". Insomma, il mercato deve essere libero per tutti o per nessuno.

La mancanza di condizioni di reciprocitá è aggravata, poi, in molti casi, dal fatto che lo shopping che arriva da fuori Europa sia anche sussidiato da fondi pubblici. Su questo fronte il problema non è solo Pechino. Anche i fondi sovrani dei Paesi arabi hanno acquistato tante societá.

Italia, Francia e Germania, continua il quotidiano, chiedono alla Commissione di definire delle regole, di monitorare le operazioni e di redigere un rapporto ogni due anni. Nel documento, inoltre, si specifica che servono nuovi poteri che dovranno andare interamente in capo agli Stati membri, mentre le opinioni della Commissione dovranno "restare consultive". Insomma i governi si alleano soltanto per chiedere di poter fare ognuno per sè.

La difesa degli asset strategici ha acquisito negli ultimi mesi una rilevanza sempre maggiore tanto che il 13 settembre il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, nel discorso sullo Stato dell'Unione, dovrebbe presentare un'iniziativa in materia.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2019 Partita IVA 08931350154