EurActive.it

Home > News > Sanità, i Big Data dividono

di Sarantis Michalopoulos | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

Facebook Twitter Linkedin
Sanità, i Big Data dividono

15/12/2016 13:03

Se l’idea di un trattamento medico su misura basato su informazioni sempre più precise è attraente, i sistemi sanitari devono prestare attenzione a non oltrepassare la linea sottile tra quelli che i pazienti considerano dati strettamente personali e quelli che considerano condivisibili

Per la Commissione europea la digitalizzazione dei sistemi sanitari li renderà più sostenibili nel lungo termine e li aiuterà ad offrire migliori servizi. Ma questioni come la raccolta dei dati dei pazienti, i diritti di proprietà e il loro trattamento assumeranno un ruolo centrale nel dibattito.

I benefici dell'uso dei Big Data

Lo European Health Parliament (EHP), una piattaforma di 55 giovani professionisti, crede che la raccolta dei big data avrà un effetto nel complesso positivo sulla qualità della cura dei paziente rendendo la vita più facile ai professionisti della sanità e alle autorità statali.

Nel report Big Data Healthcare, l'EHP ha sottolineato che condividendo le informazioni personali di salute con i propri medici, i pazienti saranno in grado di ricevere un trattamento appropriato in tutta Europa evitando spese mediche non necessarie o fardelli amministrativi. "Potranno avere una banca dati sanitaria centralizzata, aggiornata e facilmente accessibile mantenendo la proprietà ed assicurando un uso appropriato dei dati", spiega lo studio.

Per quanto riguarda i benefici dei professionisti sanitari, il rapporto suggerisce che questi avranno una visione a tutto tondo del passato medico del paziente permettendo di offrire un trattamento più appropriato. Rispetto agli Stati membri, l’EHP sostiene anche che un’unica piattaforma digitale risulterà in un miglior equilibrio tra costi e benefici nel bilancio sanitario attraverso evitando ad esempio di duplicare test medici.

Non come Google o Facebook

Secondo Denis Horgan, direttore esecutivo di European Alliance for Personalised Medicine (EAPM), emergono rilievi rispetto rispetto alla raccolta, alla conservazione e alla diffusione così come questioni etiche per quanto riguarda la privacy degli individui.

"La condivisione dei dati, a patto di regole ferree che proteggano i donatori, è necessaria per il progresso scientifico e EAPM è preoccupata che i legislatori possono chiudere la porta a partner regionali interessati allo scambio di informazioni", ha spiegato il direttore ad EurActiv.com.

Rispetto ai ricercatori sul diabete Horgan ha spiegato che questi hanno sempre raccolto e condiviso dati sottoposti ad uno stretto monitoraggio e rispettando le condizioni etiche. "Ricordo ai legislatori che questo è molto diverso da come società come Google e Facebook usano i dati personali per indirizzare le inserzioni pubblicitarie o le assicurazioni che fanno lo stesso per formulare le politiche di indennizzo", ha aggiunto.

"Inoltre i player della tecnologia dell'informazione sono stati pronti a entrare in gioco non solo attraverso il cosiddetto smart clothing ma anche attraverso la raccolta e l'interpretazione dei dati tramite smartphone, orologi, e super computer in grado di supportare i pazienti diabetici", ha aggiunto Horgan ricordando che Apple e Intel rappresentano i principali esempi di questa tendenza.

La linea sottile tra dati personali e quelli condivisibili

European Public Health Alliance (EPHA), una rete di organizzazioni per la salute no-profit, ha messo in luce che i big data possono rappresentare una preoccupazione a seconda dello scopo e dell'origine dei dati. Sascha Marshang, policy manager di EPHA, ha osservato che se i dati in questione sono quelli a cui gli individui hanno dato il loro consenso informato per la condivisione, questo risulta meno problematico rispetto all'uso di dati estratti da tutte le fonti possibili, tra cui i social media o altri relativi profili online non sanitari, che potrebbero rivelare informazioni sullo stato di salute fisica e mentale di un individuo.

"Se l'idea di un trattamento su misura basato su informazioni sempre più precise è attraente, i sistemi sanitari devono prestare attenzione a non oltrepassare la linea sottile tra quelli che i pazienti considerano dati strettamente personali e quelli che considerano condivisibili. Nel contesto dei Big Data le discussioni sulla protezione dei dati, la privacy online e la sicurezza ritorneranno senza dubbio in auge", ha enfatizzato Marshang.

I Big Data sono utili per European Public Health Alliance solo se i sistemi sanitari sono in grado di filtrare e analizzare le informazioni personali, un compito che i professionisti della salute, già sovraccaricati, non possono essere tenuti a svolgere per conto proprio.

 





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154