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di Franco Adriano - Italiaoggi

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Sfida dei big data, Cina favorita

14/02/2018 10:44

Il tema dell'impatto sociale e occupazionale della rivoluzione digitale in atto è stato affrontato da Mario Rasetti, presidente della fondazione Isi per il Data Science, che ha discusso del tema "L'intelligenza artificiale è come l'invenzione dei telai meccanici nel 1700?"

Si chiama tempo di raddoppio, e ormai è pari a un anno. Significa che nel solo 2017 abbiamo generato tanti dati quanti ne erano stati prodotti nell'intera storia dell'umanità fino all'anno precedente. Ma tra 10 anni la quantità totale dei dati diffusi raddoppierà ogni 12 ore.

Avverrà quando oltre alle ricerche su Google, i post su Facebook e le immagini su Instagram, al flusso complessivo dei dati si aggiungeranno quelli raccolti da 150 miliardi di sensori connessi con la rete che forniranno a chi li raccoglie ogni genere di informazione su cosa facciamo, cosa proviamo e come pensiamo.

Il tema dell'impatto sociale e occupazionale della rivoluzione digitale in atto è stato affrontato da Mario Rasetti, presidente della fondazione Isi per il Data Science, «pioniere dei data science a livello mondiale», l'ha introdotto il vicepresidente e amministratore delegato di Class editori, Paolo Panerai che ha ricordato gli episodi più salienti della vita di una «persona straordinaria». Lo ha fatto nel corso dell'iniziativa di Class Academy, in collaborazione con l'università Pegaso, che si è svolta ieri a Roma, a palazzo Bonadies Lancellotti. Un evento presentato dal direttore di Class-Cnbc, Andrea Cabrini, che ha visto anche la partecipazione del rettore dell'università telematica Pegaso, Alessandro Bianchi.

Tema: «L'intelligenza artificiale è come l'invenzione dei telai meccanici nel 1700?».

La risposta di Rasetti è chiara: già oggi il 70% delle transazioni finanziarie avviene ad opera dell'intelligenza artificiale (che egli ha preferito definire «computazionale»), così la redazione del 20% delle notizie che vengono diffuse.

Qualcuno potrebbe obiettare che fin dai tempi di Neanderthal ogni tipo di invenzione ha finito per svolgere una funzione che prima faceva l'uomo, tuttavia, oggi, «per la prima volta si toccano anche i colletti bianchi», ha sottolineato il guru dei big data, «ossia giornalisti, bancari, impiegati dell'amministrazione pubblica, medici ».

Entro pochi anni il lavoro impiegatizio ordinario sarà sostituito dalla tecnologia per oltre il 50%, è la predizione data per sicura. Non basta. Negli Usa, Elon Musk, con il progetto Neuralink, ha l'obiettivo di costruire la prossima generazione di computer per mezzo della cosiddetta «stringa neurale», una nuova tecnologia che consente di connettere l'intelligenza biologica con quella digitale; un ponte fra il nostro cervello e la sua versione digitale.

«Io dico sempre», è la prima conclusione di Rasetti, «che prima di mettere in circolazione la prima automobile senza nessun essere umano alla guida, bisognerebbe sapere che cosa deciderà la macchina nel caso di un incidente imminente che veda la scelta di sacrificare il guidatore o una scolaresca di 20 ragazzi». Sì, perché, se sotto il profilo sociale ogni rivoluzione ha portato con sé nuove opportunità («pensate soltanto alla redistribuzione di potere che ha determinato l'invenzione della stampa con i caratteri mobili di Gutenberg»), sul piano etico è evidente che occorra porsi dei limiti.

E quella dei big data è una rivoluzione davvero paragonabile a quella avvenuta con l'invenzione della stampa. Ma i bit faranno molto più di quanto i caratteri mobili di Gutenberg hanno fatto in termini di spostamento degli equilibri del potere e di trasferimento della conoscenza dalle mani di pochi a comunità sempre più allargate. Non mancando di generare nuove tensioni sociali.

L'impennata dello sviluppo, così come viene misurato oggi in termini scientifici, è avvenuto nel lungo corso dell'umanità soltanto nel 1700 con l'invenzione della macchina a vapore. Poi, in soli 100 anni (1% della scala dei tempi), il XX secolo, la popolazione è passata da 2 a 7.5 miliardi e l'indice di sviluppo è quasi quadruplicato. Nello stesso periodo ci sono state altre due grandi rivoluzioni tecnologiche: l'elettricità e l'elettronica. «Eppure il cambiamento in corso ora sarà molto più drammatico!», ha sottolineato Rasetti specificando che il termine «drammatico» è utilizzato come lo intendono negli Usa, nel senso di profondo e ricco di tensione.

Dell'intelligenza artificiale finora si è capito che non funziona come l'intelligenza umana e che «chiedersi se una macchina possa pensare è grossomodo rilevante quanto chiedersi se un sottomarino sappia nuotare» (la citazione è dello scomparso informatico olandese, amico di Rasetti, Edsger Dijkstra). Il fatto che possa superare le capacità degli umani in vari ambiti è evidente e lo sarà sempre più. Le macchine già oggi possono scrivere un articolo di informazione meglio del più bravo dei giornalisti, possono fornire un ventaglio di diagnosi sanitarie superiori a quelle che potrebbe dare il più bravo dei medici e presto potranno svolgere anche degli interventi chirurgici con più precisione delle mani del chirurgo più esperto.

Tuttavia, dal punto di vista sociale, considerato che il tasso di fertilità globale sta rapidamente diminuendo e che l'economia è fortemente legata al numero dei bambini, quali implicazioni ci saranno?

Posto che «c'è chi vuole respingere i migranti e cacciare anche i loro figli, mentre i nostri figli vengono messi a rischio negando loro i vaccini», ha voluto rimarcare il ricercatore, la grande sfida dei big data un vincitore potrebbe già averlo sulla carta: «Si tratta della Cina con la Corea e un po' Singapore».

Il fine è estrarre dalla grande quantità di informazioni che fluisce possibili predizioni e dunque decisioni «fino ad ora quasi impensabili». E su questo aspetto, secondo Rasetti, i colossi cinesi, come Alibaba e Huawei, sarebbero in grado di sbaragliare per la loro superiorità tecnologica quelli americani (la Cina sta investendo da anni in ricerca il 30% del pil).

E il futuro del lavoro? Diversamente da quanto si crede i robot aumenteranno la richiesta di lavoro manuale. Tuttavia, alla citata crisi profonda dei colletti bianchi, si affiancherà in parallelo a livello globale la crescita senza precedenti delle diseguaglianze fra paesi sviluppati e non per l'accesso alla tecnologia. «Non si tratterà semplicemente di ridistribuire la ricchezza ma di redistribuire il lavoro nel periodo che ci aspettiamo di forte disoccupazione», è il percorso tracciato da Rasetti. «Creare nuovo lavoro con lavori nuovi», ha azzardato in uno slogan.

Alla domanda su quale modello sociale occorra mettere in campo e se la governance della Cina possa essere buona per tutto il mondo, lo scienziato è stato costretto ad arrendersi. «Si tratta di una nuova forma di comunismo più che di una nuova forma di capitalismo», ha osservato. «La Cina ha successo perché spiana l'individuo, mentre noi non possiamo rinunciare al nostro percorso di conquiste sociali e di diritti per la persona», ha aggiunto.

Intanto, e questa è la seconda e forse più importante conclusione, occorrerebbe partire dalla condivisione di una piattaforma etica globale: «Io sono un anziano fisico teorico e posso dire che i dati sono la fisica nucleare dei nostri giorni».





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