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di Manuel Follis

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Sharing Italy, il Paese che ci crede

31/03/2017 10:24

Innovazione, internazionalizzazione, economia sociale, opportunità da post-Brexit. Per Barrese (Banca dei Territori), Morganti (B.Prossima) e Micillo (B.Imi) sono le nuove direttrici di sviluppo dell'Italia.

Immaginare il futuro economico e imprenditoriale dell’Italia. Questo l’obiettivo di Sharing Italy, la due giorni di incontri con imprenditori, artisti e ricercatori, organizzata da Intesa Sanpaolo a Torino. Si tratta di 24 forum tematici, con 150 imprenditori provenienti da tutta Italia e che costituiscono una sorta di laboratorio del futuro, che come ha detto il filosofo Franco Bolelli, tra gli ospiti della giornata di esordio, tenuta ieri «si fa ormai prima a costruirlo che a immaginarlo». L’idea è condividere idee, esperienze e visioni, e di raccontare le storie di chi ce l’ha fatta in questi anni di crisi. «L’Italia è un Paese che fatica a raccontarsi in modo positivo. E invece vedo tanti punti di forza. Ci sono aziende che nel 2008 hanno visto crollare il fatturato, in pochi mesi anche del 30%, e nonostante tutto non hanno mandato a casa nessuno.

Hanno ridotto gli stipendi e nell’arco di un anno hanno recuperato il fatturato, e in un quinquennio lo hanno triplicato raddoppiando l’organico. Non bisogna nascondere che c’è la disoccupazione, che si può fare ancora molto, ma occorre dare opportunità alle aziende», ha spiegato in apertura Stefano Barrese, responsabile Banca Territori di Intesa Sanpaolo. «Sharing Italy è quindi un momento per guardare al futuro e cercare di immaginare con gli imprenditori quella che potrebbe essere la strada da seguire insieme nei prossimi anni», ha proseguito Barrese. «Intesa può essere motore di sviluppo dell’Italia e delle sue imprese. Il Paese da solo non basta, serve uno sguardo internazionale e la banca lo ha.

Le imprese qui presenti lo hanno», ha detto ancora Barrese sottolineando che «i distretti industriali sono la chiave per la crescita. Dal 2008 al 2015 sono cresciuti del 3,5%. Quelli di successo sono cresciuti anche durante la crisi ed è un messaggio importante anche questo». Il manager ha poi spiegato che «l’innovazione insieme all’internazionalizzazione sono i due fattori importanti per la crescita delle imprese. L’innovazione è fattore di successo, è la premessa per potersi confrontare con i mercati esteri».

Una chiave per la crescita viene anche dall’economia sociale e dal terzo settore, che vale 46 miliardi. «Esiste un made in Italy del sociale, che crea innovazione e persino esportazione. L’economia del non profit fa parte a tutti gli effetti del made in Italy. In molti contesti riesce a fare la differenza e mantenere anche dei valori di democrazia che sono fondamentali. È brutto dirlo ma il welfare tradizionale si sta indebolendo, in Italia e in Europa. Per questo l’economia sociale deve ricevere il testimone dall’iniziativa pubblica, perché possiede gli stessi cromosomi, cioè la realizzazione del bene comune. In Italia il settore conta 300 mila organizzazioni, 1 milione di lavoratori, più del tessile e del chimico sommati, e della scuola. Ci sono 4,8 milioni di volontari in rapporto con 37 milioni di italiani», ha spiegato Marco Morganti, ad di Banca Prossima.

Nel corso di Sharing Italy, Mauro Micillo, responsabile divisione corporate e investment banking di Intesa e ad di Banca Imi, ha parlato delle chance di Milano post Brexit. «La città ha eccellenti infrastrutture, un aeroporto intercontinentale a pochi chilometri e università prestigiose. Non si tratta di chiedere o ottenere qualche brandello di attività reso disponibile dal post Brexit quanto di competere con città come Francoforte e Parigi. Milano può farcela perché è una capitale riconosciuta nell’ambito del design e della moda. Insomma, ha tutto per candidarsi, alla pari con Parigi e Francoforte, a raccogliere l’eredità di Londra, come capitale finanziaria europea». 





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