EurActive.it

Home > Opinioni > Spagna: gli indipendentisti hanno perso

di Domenico Cacopardo - ItaliaOggi

Facebook Twitter Linkedin
Spagna: gli indipendentisti hanno perso

12/10/2017 09:30

In Catalogna i secessionisti si sono fidati di sprovveduti apprendisti stregoni e, oggi, si trovano a zero. La prima battaglia ha già registrato la loro sconfitta

L'utopia politica può diventare il motore del progresso delle nazioni (o della loro barbarie come s'è visto nel secolo scorso), a condizione di non essere illusione e di confrontarsi in modo laico e loico con la realtà dei fatti e con le concrete possibilità offerte dai popoli, dall'economia e dalla forza (che è elemento imprescindibile e dirimente di ogni battaglia).

Purtroppo per i catalani (quelli che l'hanno abbracciata) l'utopia indipendentista, trasformata in movimento politico, non aveva e non ha alcuna effettiva possibilità di giungere a compimento. Le macerie del tentativo rimarranno a lungo sul terreno (ma probabilmente non tanto quanto quelle del terremoto di Amatrice, abbandonate al loro destino dai difetti insanabili di un'autonomia regionale senza responsabilità). Del resto, Caixa Bank, Gas Natural Fenosa, Banco Mediolanum, Abertis, Cellnex, Colonial, Aguas de Barcelona, Oryxon, Dogi, Service Point, Ballenol, Mrw sono i nomi di alcune primarie aziende che, per i recenti avvenimenti, stanno abbandonando o intendono abbandonare la Catalogna.

Una sola grande società, la Grifols, biofarmaceutica, quotata, ha deciso di rimanere. L'economia (principale condizionamento della Generalitat, del suo presidente Puigdemont, del suo Parlamento) ci dice che il pil pro-capite Spagna è di euro 24.100; Catalogna 27.600 (Italia 2016: 30.527).

Dopo il referendum di domenica 1° ottobre, la grande manifestazione unionista dell'8 ottobre, e dieci giorni di frenetici contatti con le autorità spagnole ed europee e con i potentati finanziari e industriali, martedì Puidgemont s'è presentato nel suo Parlamento definendo la strategia: l'indipendenza è dichiarata in relazione all'avvenuta manifestazione della volontà popolare (il referendum illegale). Tuttavia, la dichiarazione di indipendenza è sospesa, in attesa che si apra un serio negoziato (l'«Hablamos» parliamone dei negoziatoristi), con il governo di Madrid. Nel demenziale «cul de sac» in cui si sono cacciate le autorità catalane a cominciare dal presidente, questa è apparsa una trovata «furba»: passare il cerino accesso (e ustionante) dalle proprie mani a quelle di Mariano Rajoy, presidente del consiglio spagnolo.

Ieri l'altro, si pensava che la questione, così posta, avrebbe impegnato a lungo le autorità madrilene, alle prese, secondo i catalani, con la responsabilità di scegliere tra la trattativa (e la pace) e la rottura (e il conflitto).In realtà, ieri a Rajoy sono bastate un paio d'ore per rispondere a Puidgemont: gli ha infatti chiesto di uscire dalle formule equivoche e di confermare o smentire esplicitamente di aver «dichiarato la secessione». Questa non è soltanto la restituzione del cerino di cui sopra. È la premessa per l'attivazione dell'art. 155 della Costituzione spagnola, in base al quale, previa voto del Senato, lo Stato può sciogliere la Generalitat, commissariandola in attesa che si creino le condizioni per restituire ai catalani la loro autonomia (prevista dalla Costituzione vigente).

E non poteva che essere così, vista l'indisponibilità della materia. Il territorio spagnolo è un valore costituzionale e non può essere modificato che con una riforma (costituzionale) approvata con i 3/5 o i 2/3 dei parlamentari con referendum opzionale (a richiesta del 10% dei deputati o dei senatori). La Spagna è una nazione composta da comunità locali. Oltre alla catalana, l'andalusa, la castigliana, l'asturiana, la basca ecc. Ed è ovvio che se lo Stato si incamminasse sulla strada della riforma costituzionale per l'indipendenza della Catalunya, ci sarebbe la dissoluzione del Paese.E tralasciamo le conseguenze comunitarie, finanziarie (lo «spread» è già ripartito), economiche e sociali.

I catalani (la minoranza, preciso, che ha abbracciato l'indipendentismo) hanno perso. Si sono fidati di sprovveduti apprendisti stregoni e, oggi, si ritrovano a zero. Non finirà così, né del tutto pacificamente. Ma -per fortuna- la guerra non è nemmeno iniziata e la prima battaglia ha già registrato la loro sconfitta. Per noi l'esempio catalano addensa nubi mefitiche sugli allegri referendum lombardo e veneto, avendo dimostrato quali disastri comporti «hic et nunc» l'autonomismo sfrenato, in una Nazione, l'Italia, che all'autonomismo ha pagato e sta pagando un prezzo esagerato.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154