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di Catherine Stupp | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Tlc, tutto sulle nuove regole Ue in arrivo

09/09/2016 18:09

La Commissione Ue dovrebbe presentare entro settembre una revisione generale sulla normativa delle telecomunicazioni, non aggiornata dal 2009. Diversi i focus: banda larga e velocità di connessione, servizi internet come WhatsApp e Skype, aste per le frequenze, concorrenza

Le leggi europee sulle telecomunicazioni sono state aggiornate per l'ultima volta nel 2009. Da allora, le compagnie di telecomunicazioni hanno spinto per un'altra revisione, sostenendo che le regole non fossero più attuali. In effetti i consumatori usano sempre di più la banda larga mentre piattaforme online, come Skype e WhatsApp, stanno avanzando concorrendo con i classici servizi di telefonia e messaggistica.

La Commissione europea ha annunciato, nel maggio dello scorso anno, nuove regole per favorire una maggiore copertura internet e velocità di connessione. Bruxelles vorrebbe incoraggiare gli stessi provider ad investire nell'estensione della banda larga ma le aziende si sono sempre mostrate piuttosto riluttanti ad investire in un'infrastruttura vitale per incrementare la velocità di connessione. Le regole potrebbero essere rese note il prossimo 13 settembre.

I fondamentali: banda larga e velocità di connessione

La Commissione sarebbe intenzionata a presentare un target di velocità di internet di almeno 100 megabit al secondo entro il 2025 per ogni famiglia all'interno dell'Unione Europa. Aumentare le reti di telecomunicazione ad alta capacità rientra nelle priorità politiche digitali della Commissione assieme all'introduzione del 5G e ad una più stretta collaborazione con i produttori sulle auto collegate alla rete.  

I due commissari che seguono l'agenda digitale, Günther Oettinger e Andrus Ansip, hanno spesso fatto riferimento all'Internet of Thinghs, la connessione di dispositivi ed apparecchiature, come frigoriferi, ad internet. Il comparto delle tlc, però, ha sempre messo in guardia sulla necessità del passaggio al 5G e all'investimento sulla rete veloce. 

L'esecutivo Ue ha quindi riconosciuto che un investimento da circa 155 miliardi di euro è necessario per le zone con insufficiente infrastruttura di rete. Al momento il 97% di tutte le case europee ha già accesso alla banda larga ma la Commissione punta ad arrivare al 100%, rendendo internet veloce a prezzi accessibili un diritto garantito per tutti a livello europeo.

I servizi internet: WhatsApp e Skype nel mirino?

Uno dei temi più controversi della revisione normativa sarà determinare se i servizi Internet come WhatsApp e Skype rientreranno nelle disposizioni sulle telecomunicazioni. ETNO, un'associazione di categoria che riunisce tra le più grandi aziende di telecomunicazioni, tra cui diversi incumbent europei, sta facendo lobby affinché la Commissione estenda le leggi anche a questi servizi. Gli operatori delle telecomunicazioni si trovano, infatti, a competere con le società di Internet, non sottoposte alle stesse regole, per offrire chiamate e messagistica.

Secondo una nota interna vista da EurActiv nel mese di agosto, il servizio di Skype per effettuare chiamate in uscita ai numeri di telefono sarà probabilmente coperto dalla nuova normativa ma non le chiamate tra utenti Skype. Chiaramente, le società del web sono già pronte a dare battaglia rispetto ad un drastico cambiamento che incrementerà i poteri di supervisione da parte dei regolatori nazionali nei loro confronti.

Oltre a queste proposte previste per settembre, l'esecutivo sta anche lavorando alla modifica della direttiva ePrivacy entro la fine dell'anno. La legge, in vigore da sette anni, si applica solo agli operatori di telecomunicazioni, ma probabilmente sarà estesa anche a servizi internet come WhatsApp e Skype.

Spettro radio, nuova priorità UE

La Commissione europea ha annunciato, nei suoi piani sul mercato unico digitale dello scorso anno, che vuole sfruttare le nuove competenze in materia di spettro radio per costringere i paesi europei a seguire le stesse regole per l'asta delle frequenze. Ma l'esecutivo dovrà lottare visto che molti governi non sono disposti a rinunciare ad un business redditizio, con un fatturato che sfiora diversi miliardi di euro in alcuni paesi. Enormi differenze tra i prezzi d'asta per lo spettro in tutta l'Ue, secondo l'analisi della Commissione, stanno frammentando il mercato mobile europeo. 

L'esecutivo è ben consapevole che si tratta di una questione delicata in molte capitali. Per questo alcuni funzionari europei avrebbero suggerito di inquadrare il piano controverso nel quadro più ampio del 5G. 

ETNO, l'associazione che rappresenta i grandi operatori, tra cui Deutsche Telekom e la francese Orange, ha chiesto regole standard in tutti i paesi Ue e l'azzeramento degli oneri eccessivi previsti per le aste sulle frequenze. Infine, nei piani dell'esecutivo figurano anche le regole sulla net neutrality e il divieto delle tariffe di roaming.

Aumentare la concorrenza

Le società di telecomunicazioni più piccole sono particolarmente preoccupate che la Commissione possa introdurre politiche a beneficio dei player più grandi, generalmente ex monopolisti di Stato come Telecom Italia e Telefonica in Spagna, che possiedono l'infrastruttura di rete da offrire in concessione.

ECTA, l'associazione che rappresenta i piccoli operatori, come TalkTalk nel Regno Unito e Bouygues in Francia, sta invece facendo pressioni per regole che garantiscano l'accesso all'infrastruttura delle reti. Senza regole esplicite che proteggano gli operatori più piccoli, secondo l’organizzazione i più piccoli non saranno in grado di competere.

Infine, secondo indiscrezioni, la Commissione sta spingendo per la transizione dalle vecchie reti in rame ad una infrastruttura in fibra di vetro più veloce. Questo potrebbe mettere in allarme alcune delle aziende più grandi che vogliono continuare ad usare le reti che già possiedono.

Non sembra, invece, che la strategia della Commissione in materia di concorrenza includerà l'obbligo di separazione tra la gestione della rete e la fornitura dei servizi. In questo senso la decisione di quest'anno dell'authority inglese, l'Ofcom, di forzare British Telecom a cedere il business della rete, non diventerà la norma in Europa. 

 

 





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