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di Alberto Pasolini Zanelli (da Washington) - ItaliaOggi

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Trump riesce a compattare la Ue

31/05/2017 09:33

Agendo da bottegaio scostante al G7 si è preso fra capo e collo la reazione della Merkel. I Paesi europei non sono degli scolaretti ai suoi ordini

Mezzo mondo è impegnato in questi giorni a tirare le somme del primo periplo di Donald Trump all'estero. Un ampio giro in tre continenti dove qualcuno si aspettava che il presidente Usa cercasse di approfittare dell'itinerario, e soprattutto del numero di statisti con cui si è incontrato, per modificare il suo approccio grossolano ai problemi del mondo. 

Mentre i democratici restano inveleniti come se fossero impegnati in una edizione domestica della Guerra Fredda, centrata con, in primo piano la Russia, come se la Guerra Fredda fosse ancora di scena. I leader di sette Paesi europei, di una cinquantina di potentati arabi e del popolo di Israele hanno dedicato il tempo degli incontri più che a parlare, ad ascoltare, cercando di capire l'uomo e soprattutto la sua impostazione politica. Il premier israeliano, assieme ai re, gli emiri e agli sceicchi del mondo arabo avevano tutti i motivi per essere entusiasti.

La maggioranza degli europei, invece, cercava soprattutto di ascoltare le intenzioni di Trump per poi digerirle e riesaminarle una volta tornati nelle rispettive sedi. Qualcuno di loro si era sentito in qualche modo offeso dai modi di Trump, qualcuno anche con contenuti sorrisi di nostalgia per lo stile di Barack Obama e dei suoi predecessori, dai fratelli Bush, a Clinton e soprattutto a Ronald Reagan, ma a quasi tutti è passata ben presto e i leader si sono dedicati ad esaminare la sostanza del progetto che Trump ha esposto. I più in silenzio o in poche caute parole, ma con qualche eccezione.

In primo luogo quella che ci si attendeva: Angela Merkel. Che ha risposto per le rime anche durante i colloqui quando ha dovuto constatare che il messaggio polemicamente principale, quello riguardante la scarsità e anzi insufficienza dei contributi finanziari di quasi tutti i Paesi europei alla Nato non era solo uno strumento elettorale per le orecchie americane, repubblicane addirittura prima che democratiche, ma una richiesta vera e propria, grinta compresa.

La risposta più esplicita è stata del personaggio cui più toccava. Anche perché, in pratica, un leader dell'Europa c'è e abita a Berlino. Donald dice che gli europei non fanno la loro parte, Angela gli ha replicato secca quello che aveva detto all'emergere dell'intenzione dell'interlocutore: che gli europei hanno fatto e stanno facendo il loro dovere, che la priorità è e deve restare quella della difesa comune, nell'interesse di tutti, senza la tentazione di far pagare agli europei i doni promessi ai Paesi arabi e che neanche all'America conviene che si sposti l'epicentro delle preoccupazioni di difesa comune.

«L'Europa deve prendere il suo destino nelle proprie mani». Alcuni portavoce tedeschi si sono spinti anche più in là, come il commento di una stazione televisiva secondo cui «il comportamento di Trump è stato uno schiaffo in faccia di tutti gli altri membri dell'alleanza”.

Commento poco diplomatico, ma alquanto condiviso, non solo a Berlino. Alla Germania toccava l'onere di rispondere per tutti, in carattere con le abitudini della Merkel, cui piace parlare chiaro e duro, tanto più a pochi giorni di distanza da un appuntamento elettorale tedesco che dovrà confermarla al potere e molto probabilmente lo farà.

Qualcun altro ha sussurrato la somiglianza delle proprie vedute. Fra cui l'uomo politico più atteso al suo debutto, il presidente francese Emmanuel Macron, che ha ricordato indirettamente il ruolo centrale e indispensabile di Parigi. Non ha parlato, perché non c'era, il rappresentante di uno dei cinque Paesi membri della Nato che pagano puntualmente la quota di spesa che gli spetta proporzionalmente alla sua forza finanziaria.

Una piccola minoranza sorprendente, anche perché capeggiata dalla Grecia, numero due nei finanziamenti atlantici dopo l'America. Rimane l'interrogativo di come avrebbe potuto rispondergli Trump se fosse stato necessario. E c'è infine chi ha parlato poco, il meno possibile.

Gira per l'Europa e per l'America una fotografia con sei capi di Stato e di governo impegnati in un qualche dibattito a distanza quasi intima e uno distanziato e rilassato a contemplare il paesaggio mirabile da una terrazza di Taormina. Uno, anzi una. La premier britannica Theresa May.


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