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di Zoran Radosavljevic | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

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Ue chiede a Cina di rallentare su auto elettriche

17/07/2017 16:47

Di fronte al piano cinese di accelerare l'introduzione di automobili elettriche e ibride, i produttori europei hanno chiesto a Pechino una mappa meno ambiziosa

La Cina prevede di realizzare i suoi obiettivi di costruzione e vendita delle auto elettriche e ibride entro il 2025, con un sistema di incentivi che verrà avviato gradualmente nel 2018. Le nuove norme proposte sembrano rivedere il precedente accordo raggiunto dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal premier cinese Li Keqiang.

Per Pechino, la sua nuova politica di accelerazione è anche un mezzo per aiutare il settore automobilistico a competere con i rivali stranieri che hanno decenni di esperienza nel settore. L'associazione europea degli automobilisti (Acea) ha confermato che è stata firmata dai soci della categoria una lettera in cui le nuove proposte venivano definite troppo ambiziose.

La lettera è stata siglata anche dall'American Automotive Policy Council, dall'Associazione automobilistica dei produttori giapponesi e dalla Corea Automobile Manufacturers Association. Una fonte vicina all'industria europea delle auto ha dichiarato che l'Europa sta sentendo particolarmente la pressione, dal momento che "alcune aziende cinesi hanno fatto grandi progressi [nelle auto elettriche], superando alcuni produttori europei". "Sarebbe iniziata l'era in cui le case automobilistiche cinesi entrano in competizione ad esempio con Audi, nella costruzione di motori turbo sofisticati, ma i motori elettrici sono semplici da costruire, l'unica sfida è la batteria". "I cinesi possono muoversi molto velocemente e potranno penetrare nel mercato europeo ... La Cina ha la possibilità di iniziare a presentare automobili che soddisfano gli standard europei. Penso che la guerra sta iniziando", ha aggiuntola fonte.

Secondo quanto riportato da Acea in una relazione pubblicata il 26 giugno, l'industria automobilistica dell'Europa ha continuato a mantenere un andamento positivo degli ultimi tre anni, con una crescita delle vendite e delle esportazioni nel primo trimestre del 2017. Nel report viene fatto riferimento inoltre ad un ulteriore calo della quota di mercato delle nuove autovetture a diesel, rispetto all'incremento di quasi il 30% del numero di auto elettriche. L'Acea ha dichiarato che "l'obiettivo delle quattro associazioni era quello di condividere la propria esperienza e conoscenza a livello mondiale e contribuire al miglioramento delle nuove regole proposte sui  veicoli elettrici". "Affrontando le loro preoccupazioni comuni, le associazioni hanno rivolto diverse raccomandazioni al ministro [cinese] interessato a garantire che la legislazione sia il più efficace possibile per raggiungere gli obiettivi di efficienza dei carburanti e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra".

Una fonte Acea hariferito che la lettera non era un "segnale del fatto che siamo preoccupati o che stiamo spingendo per qualcosa. Si è trattato piuttosto di un testo amichevole con alcuni rispettosi suggerimenti". Secondo Reuters, nel documento si leggerebbe che le regole proposte fissano una data di esecuzione ambiziona che non è possibile da realizzare. Il tutto dovrebbe infatti slittare di almeno un anno e includere ulteriori punti di flessibilità ".

La Cina è stata inoltra invitata a riconsiderare alcune delle sanzioni in caso di mancato raggiungimento delle quote, come i piani di vietare ai produttori di automobili l'importazione e la produzione di veicoli non di nuova generazione nel campo dell'energia. E' stata inoltre richiesta la parità di trattamento fra i produttori cinesi e quelli stranieri. I costruttori di automobili stranieri sono attualmente esclusi dall'ottenimento di incentivi e sussidi interi per veicoli e batterie di nuova energia. "Questa preferenza per i produttori nazionali mina gli obiettivi ambientali della regolamentazione, ponendo le importazioni in una condizione di svantaggio competitivo che rischia di aprire la Cina alle controversie commerciali internazionali", si legge infine nella lettera.





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