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di EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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UE: il Parlamento ripropone l'Agenzia stradale europea

19/05/2017 14:09

Gli eurodeputati hanno approvato disposizioni da inserire per la revisione dei pedaggi e regole di lavoro dei camionisti. Inclusa la richiesta per l'istituzione di un'Agenzia stradale europea

Una risoluzione approvata ieri dall'intero Parlamento europeo ha chiesto agli Stati membri di considerare "la creazione di un'Agenzia europea dei trasporti stradali al fine di garantire una corretta attuazione della legislazione Ue e promuovere la standardizzazione" delle norme in tutto il blocco.

Il testo non è vincolante, ma è destinato ad introdurre un argomento di discussione alla vigilia della grande revisione giuridica che Bruxelles avvierà nel settore dei trasporti e della circolazione dei mezzi.

La votazione del Parlamento, infatti, arriva in un momento cruciale. La prossima settimana la Commissione si riunirà per approvare nuove norme sui pedaggi stradali che i camion pagano nei 25 paesi Ue. Inoltre, la Commissione vorrebbe regolamentare, attraverso l'imposizione di norme più rigide, le modalità con cui i camionisti possono lavorare al di fuori dello Stato membro in cui vivono (ad oggi tale materia rientra ancora di competenza dei Governi nazionali).

I membri del PE avevano già votato a favore dell'istituzione di una nuova Agenzia stradale europea all'inizio di quest'anno, ma successivamente Bruxelles aveva respinto l'ipotesi di un ente unico durante una votazione sulle emissisioni automobilistiche.

Gli eurodeputati sostengono che l'Agenzia potrebbe esser utilizzata per assicurare che le compagnie di trasporto rispettino le leggi sul trattamento dei camionisti, cercando di farli lavorare per meno tempo fuori dal loro Paese d'origine.

La risoluzione di ieri ha anche richiesto che la proposta della Commissione sui pedaggi stradali sia volta a garantire "la non discriminazione e ad evitare sistemi di tariffazione frammentati per le auto in tutta l'Ue".

Il PE ha criticato duramente la Commissione per aver approvato la nuova legge tedesca sui pedaggi nel dicembre scorso, sostenendo che le disposizioni contenute nel testo discriminano i conducenti degli altri Stati membri, applicando loro costi più alti.

Alla Commissione è stato inoltre chiesto di introdurre norme che assicurino che i pedaggi stradali siano "proporzionati all'uso effettivo della rete stradale ed ai costi esterni generati da autocarri, autobus ed automobili".

L'esecutivo Ue ha promosso un sistema "user-pay" per la tariffazione stradale, il che significa che i conducenti dovrebbero pagare a seconda della lunghezza del loro percorso, così da incoraggiarli ad utilizzare meno le automobili.

La Federazione Internazionale dell'Automobile (FIA) ha denunciato un 'sovraccarico' degli automobilisti. I dati raccolti dall'Organizzazione indicano che i pedaggi hanno costituito circa il 71% del denaro investito nell'infrastruttura stradale.

Laurianne Krid, direttore delle operazioni FIA in Europa, ha dichiarato di aver accolto con favore il richiamo del Parlamento europeo per l'utilizzo di sistemi elettronici di pedaggio stradale, ma si è detta "cauta verso un approccio che potrebbe aprire la porta ad un aumento significativo" delle spese dei conducenti.

I deputati hanno inoltre chiesto alla Commissione di assicurarsi che i Paesi Ue garantiscano condizioni di lavoro dignitose ed una retribuzione minima sufficiente ai conducenti di camion. Il commissario per i Trasporti, Violeta Bulc, ha affermato che le proposte che verranno presentate la prossima settimana chiariranno anche le norme comunitarie relative al cabotaggio.

L'elenco delle richieste del Parlamento include un upgrade tecnologico degli autocarri, così da renderli in grado di raccogliere i dati del conducente e dei veicoli. Un simile passo permetterebbe di rendere più veloci e sicuri i controlli sulle compagnie di trasporti.

La revisione delle regole per i conducenti di camion ha già causato forti divisioni tra gli Stati membri dell'Ue. Alcuni paesi orientali, come la Polonia, hanno sostenuto che regole che limitano la possibilità dei conducenti di lavorare in altri Paesi sono dannose per il mercato interno. Di contro, la Francia e molti altri Paesi dell'Europa occidentale vorrebbero fermare quello che definiscono 'dumping sociale' di piloti a basso salario.





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