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di Sarantis Michalopoulos - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Ue: scontro con la Cina su indicazioni geografiche contraffatte

11/08/2017 14:36

Otto Stati membri dell'Unione europea hanno annunciato di voler intraprendere un'azione legale contro la Cina. Sul mercato asiatico sarebbero stati contraffatti e messi in vendita più di 25 marchi Ue protetti da indicazioni georgrafiche

La falsificazione delle etichette d'origine alimentare europee rappresenta una delle questioni più spinose con cui Bruxelles si è confrontata negli ultimi anni. Spesso infatti, nei mecati extra-Ue, una grande quantita di merci contraffatte riesce ad aggirare i controlli svolti dalle autorità.

Secondo un documento del Ministero greco dell'Economia e dello Sviluppo, Italia, Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Germania, Ungheria e Romania avrebbero deciso di intraprendere un'azione legale congiunta (dividendosi gli oneri finanziari) contro Pechino, accusandola di aver permesso la vendita di 25 marchi alimentari i cui nomi sono protetti dalle indicazioni geografiche comunitarie.

Tra i prodotti sotto la lente inseriti nel documento ci sono vini ed alcolici, la feta greca, gli olii spagnoli e l'aceto italiano.

Per Atene la Cina avrebbe commercializzato la feta ed il vino di Samos, ma scrivendo i nomi dei prodotti in cinese.

"Se queste denominazioni non verranno rifiutate dalla corte, i produttori cinesi avranno il diritto di vendere le merci in questione sul mercato interno o di importare prodotti omonimi e contraffatti da tutto il mondo", recita il documento.

Alcune fonti del Ministero greco hanno dichiarato a EURACTIV che la decisione dovrebbe arrivare dopo il 15 agosto.

Nel mese di giugno Bruxelles e Pechino hanno siglato un'intesa per la pubblicazione di un elenco di 200 indicazioni geografiche alimentari europee e cinesi (100 per parte), che saranno tutelate da un accordo bilaterale da concludere entro il 2017.

La Grecia però sostiene che durante l'11° round di negoziati con la Cina (avvenuto il 27 luglio scorso), Pechino abbia accettato di riconoscere le indicazioni geografiche Ue, ma che si sia al contempo “assolutamente rifiutata” di intervenire contro i relativi marchi contraffatti.

A causa quindi della mancanza di flessibilità della Cina sulla questione, il documento afferma che "è necessario che i Paesi colpiti avviino una causa visto che non è per loro possibile appellarsi ai tribunali degli Stati membri Ue”.

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