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di Claudia Morelli - ItaliaOggi

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Ue: sequestro di informazioni bancarie senza più confini

24/07/2017 10:44

Al via le intercettazioni ad ampio raggio. Dal 28 luglio entrerà in vigore il decreto legislativo n. 108/17 sull'ordine di indagine Ue

Intercettazioni ad ampio raggio (europeo). A condizione che lo Stato che procede ne dia comunicazione all'altro Stato Ue dove si trova il soggetto intercettato, a prescindere dalla necessità di una collaborazione tecnica. E informazioni bancarie senza confini.L'ordine di indagine europeo, il nuovo strumento di cooperazione giudiziaria targato Ue, riguarda tutti i mezzi di indagine comprese le intercettazioni e il sequestro di documenti bancari, che potranno essere svolti anche su obiettivi target presenti in Italia ma su disposizione di una autorità giudiziaria di un altro Stato membro. E viceversa.

Per le intercettazioni con la novità, finora inedita, che anche se lo Stato che procede non ha bisogno dell'assistenza tecnica dell'altro Stato (visto che con il roaming questo problema è per lo più superato), dovrà comunque comunicare l'avvio delle attività di ascolto.

L'ordine di indagine europeo è disciplinato dalla direttiva 2014/41/Ue ed è stato attuato dal governo con il decreto delegato 21 giugno 2017, n. 108 (Norme di attuazione della direttiva 2014/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, relativa all'ordine europeo di indagine penale), pubblicato in Gazzetta ufficiale n. 162 del 13 luglio 2017 dopo l'approvazione definitiva da parte del consiglio dei ministri (16 giugno). Le norme saranno in vigore il 28 luglio prossimo.

«Con l'ordine europeo di indagine penale la cooperazione fra stati membri si semplifica: basterà la trasmissione diretta tra le autorità giudiziarie nazionali per richiedere la ricerca di prove situate in altro paese, riducendo così gli interventi ministeriali. Si fortifica l'azione di contrasto per alcuni crimini particolarmente gravi per cui non importa il requisito di doppia incriminazione. Spazio anche a previsioni specifiche per gli strumenti investigativi e probatori più sensibili per invasività», ha spiegato il ministero della giustizia.

Dal canto loro, gli avvocati penalisti con un documento dell'Osservatorio Europa dell'Unione delle Camere penali, ne avevano messo in luce le criticità sotto il profilo del reale contraddittorio delle parti e del diritto di difesa, toccando la direttiva il tema centrale dell'ammissibilità della prova, finora appannaggio esclusivo della legislazione nazionale.

Cosa è l'Oei, ordine europeo di indagine. È uno strumento unico su base europea che permette di ricercare prove all'estero (in Ue) superando le rogatorie e il mandato europeo di ricerca delle prove. In particolare quest'ultimo, previsto dal regolamento 2008/978/ GAI, non ha dato efficace prova di sé per il ridotto ambito di applicazione e per la sovrapposizione con lo strumento rogatoriale.

L'ordine europeo d'indagine («Oei») è una decisione giudiziaria emessa o convalidata da un'autorità competente di uno Stato membro («Stato di emissione») per compiere uno o più atti di indagine specifici in un altro Stato membro («Stato di esecuzione») ai fini di acquisire prove. Esso può anche essere emesso per ottenere prove già in possesso delle autorità competenti dello Stato di esecuzione.

In base al principio del reciproco riconoscimento, gli Stati membri hanno l'obbligo di darvi esecuzione. L'emissione di un Oei può essere richiesta da una persona sottoposta a indagini o da un imputato, o da un avvocato che agisce per conto di questi ultimi, nel quadro dei diritti della difesa applicabili conformemente al diritto e alla procedura penale nazionale.

Le procedure. È «attiva» la procedura per cui l'Italia emette l'ordine di indagine vs le autorità giudiziarie di altro Stato membro. È «passiva» se l'Italia è lo Stato che deve dare esecuzione all'Oei di altro paese. Sono previsti 30 giorni di tempo per il riconoscimento dell'Oei e 90 giorni per la sua esecuzione.

Il sistema supera la intermediazione del ministero della giustizia (tipico delle rogatorie e del mandato di arresto) per far dialogare direttamente tra loro le autorità giudiziarie.

Il decreto disciplina anche le ipotesi di rifiuto, ritardo, rinvio ecc.

Segnaliamo il principio di proporzione tra atto di indagine richiesto e tutela dei diritti e delle libertà dell'indagato, per cui il giudice può opporre un rifiuto in caso manchi tale proporzione.

In alcuni casi tassativi di reati gravi, però, cade il principio della necessità della doppia incriminazione come condizione per dare esecuzione ad un ordine di autorità straniere.

Il decreto di riconoscimento è comunicato a cura della segreteria del pubblico ministero al difensore della persona sottoposta alle indagini entro il termine stabilito ai fini dell'avviso di cui ha diritto secondo la legge italiana per il compimento dell'atto. Quando la legge italiana prevede soltanto il diritto del difensore di assistere al compimento dell'atto senza previo avviso, il decreto di riconoscimento è comunicato al momento in cui l'atto è compiuto o immediatamente dopo.

Segnaliamo che però anche il difensore dell'imputato/indagato può ottenere l'ordine di indagine, facendone richiesta all'autorità giudiziaria competente. Sono escluse le investigazioni difensive, che esulano dall'Oei.

I diritti degli imputati/indagati. Nell'ambito delle possibilità lasciate aperte dalla direttiva, la relazione illustrativa del dlgs segnala che la scelta è stata quella di «rafforzare» le garanzie dell'imputato/indagato, consentendogli di impugnare il provvedimento di riconoscimento e di esecuzione con opposizione al giudice, laddove di regola gli atti di indagine non sono impugnabili, ad esclusione del sequestro probatorio.

Le intercettazioni. Tra le discipline specifiche contenute nel dlgs (vedi anche la tabella), figura quella relativa alle intercettazioni transfrontaliere. La principale novità dell'attuazione della direttiva consiste nell'obbligo a carico degli Stati di informare sempre tempestivamente gli altri Stati membri Ue quando sia in corso o in procinto di essere attivata una intercettazione di utenze situate all'estero, a prescindere dall'esigenza di una collaborazione tecnica da parte dello Stato sul quale è situata l'utenza da intercettare.

La direttiva supera dunque il dato tecnologico che oggi consente nella maggior parte dei casi di svolgere l'intercettazione in roaming, senza ausilio di autorità estere, per richiedere comunque che siano fornite informazioni e che sia garantita la possibilità dello Stato ospitante l'utenza intercettata di negare l'autorizzazione alle attività.

Nessuna privacy per il conto in banca. Il decreto legislativo disciplina il caso di richiesta di informazioni in tempo reale sul flusso informatico di dati attinenti a un conto bancario o di un istituto finanziario. Il pm deve dare esecuzione alla richiesta, adeguatamente motivata, ove necessario, se cioè ricorrano nel caso concreto comunicazioni tutelate, con le forme stabilite dagli artt. 255 (sequestro presso banche) e 256 (dovere di esibizione e segreti) del codice di procedura penale.

Per quanto concerne l'acquisizione in tempo reale dei flussi informatici o telematici provenienti o diretti a banche e istituti finanziari, il pm provvede, se necessario, mediante richiesta al gip di intercettare i flussi di comunicazioni relativi a sistemi informatici.





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