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di Matteo Rizzi - ItaliaOggi

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Ue, Web Tax anche senza Ocse

22/11/2017 13:35

In assenza di norme internazionali l'Unione farà da sola. E' stato questo l'avvertimento del commissario Vestager al vertice di Parigi con il ministro dell'economia

L'Unione Europea adotterà misure per tassare i giganti tecnologici se la comunità internazionale riunita nell'Ocse non avvierà le riforme necessarie entro la primavera del prossimo anno. A dichiararlo è il commissario europeo alla concorrenza, Margrethe Vestager, ieri martedì 21 novembre, ad un vertice con il ministro dell'economia francese, Bruno Le Maire.

Una dichiarazione di priorità da parte del commissario Ue, in contrasto con il calendario prefissato dall'Ocse. Pascal Saint-Amans, direttore del centro di politica fiscale dell'Ocse, in un'intervista ad ItaliaOggi aveva dichiarato, infatti, che l'organizzazione non avrebbe compiuto sviluppi sulla tassazione dell'economia digitale entro il 2020.

«Il mese scorso, la Commissione ha lanciato una consultazione su come tassare l'economia digitale», ha riferito il commissario. «L'Unione utilizzerà questi risultati durante i negoziati che si terranno presso l'Ocse». Ma Vestager ha avvertito che «se non vi sarà una risposta internazionale concreta al problema, entro la primavera la Commissione preparerà la propria proposta per l'Unione Europea al fine di garantire che le aziende digitali siano tassate equamente».

Vestager ha riferito come le decisioni sul trattamento fiscale che Apple ha ottenuto dall'Irlanda e Amazon dal Lussemburgo «sono solo una parte di un'indagine molto più ampia che va ben oltre la tecnologia». Non sono solo le pratiche degli stati ad essere prese di mira, ma anche i modelli fiscali. Infatti, secondo il commissario «i nostri sistemi fiscali non sono progettati per i business model attuali. La fiscalità basata sulla presenza fisica non può più essere applicata alle aziende digitali. Queste pagano meno della metà dell'aliquota fiscale effettiva dei loro equivalenti offline».

Dal discorso del commissario emerge il problema della divergenza della tassazione dei paesi Ue.

«In conformità con le norme fiscali dell'Unione, le imprese dichiarano i propri redditi in nazioni con aliquote inferiori, privando di milioni di euro di entrate fiscali i paesi in cui avvengono le operazioni. È necessario implementare nuove regole della concorrenza per risolvere questo problema. Ci vorrà una riforma dei sistemi fiscali, non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale. Siamo tutti consapevoli del lavoro della Francia per porre la questione in cima all'agenda».

La Francia, infatti, è la capofila del gruppo dei grandi paesi europei con Italia, Germania e Spagna che promuovono la tassazione dei giganti tecnologici nel paese in cui i profitti vengono generati. «L'Ue non dovrebbe ostacolare il progresso e l'innovazione, ma dovrebbe assicurarsi che le aziende digitali siano tassate secondo equità».





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