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di Jorge Valero | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Un reddito di base contro l'avanzata dei robot

12/01/2017 18:30

Alla luce della possibile distruzione di posti di lavoro sulla scia dell’avanzata dei robot, i legislatori europei hanno proposto oggi un reddito di base universale. Nelle prossime settimane anche la Commissione si esprimerà

Il progresso tecnologico non è più considerato come la strada verso la prosperità. Una nuova generazione di robot e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale possono migliorare le modalità di produzione e l’uso che facciamo del nostro tempo libero. Ma l’avanzata di robot ed altri gadget intelligenti può comportare la distruzione di centinaia di posti di lavoro senza un corrispondente aumento delle stesse proporzioni dell’occupazione in altri settori. È questa la conclusione di un rapporto di natura non legislativa adottato oggi dalla commissione per gli Affari legali dell’Europarlamento.

Lo sviluppo della robotica sta sollevando “preoccupazioni per il futuro dell'occupazione, la vitalità dei sistemi di sicurezza sociale", e in ultima analisi, “sul possibile aumento della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza”. Alla luce di questo effetto negativo, i deputati hanno avvertito gli Stati membri: un reddito minimo di cittadinanza deve essere seriamente considerato. Il dibattito su questa misura sta guadagnando terreno in Europa e non solo.  La Finlandia è diventata il primo paese a sperimentare dall’inizio del mese la distribuzione di questo schema di sicurezza sociale.

Il firmatario del testo parlamentare, Mady Delvaux, deputato socialista lussemburghese, ha accolto la proposta del sussidio alla luce del “grande rischio” che i robot sconvolgano l’occupazione, ha spiegato ad EurActiv dopo il voto in commissione.  Allo stesso tempo, però, la deputata dubita che  la stessa proposta possa sopravvivere al voto della plenaria del parlamento che dovrebbe avere luogo tra febbraio e marzo.

Delvaux si è detta anche sorpresa che la maggioranza dei suoi colleghi abbia appoggiato l’emendamento che invita a prendere in considerazione la tassa sul lavoro dei robot o le commissioni per il possesso degli stessi. Gli incassi potranno essere usati per supportare o riqualificare quei lavoratori i cui posti di lavoro sono stati distrutti o seriamente danneggiati dalle macchine automatizzate.

La Commissione europea dovrebbe esprimersi sul rapporto nelle prossime settimane mentre ieri un portavoce ha assicurato che l’istituzione considererà ogni richiesta per una nuova legislazione sulla base delle regole esistenti. Nel breve termine il documento propone uno schema di assicurazione obbligatorio, simile a quello in vigore per le vetture, con l’obbligo dell’assicurazione dei robot in capo al produttore.

Nel lungo termine, invece, gli eurodeputati hanno suggerito che alcune delle macchine automatizzate più sofisticate potrebbero assumere lo status di persone elettroniche con specifici “diritti ed obblighi”. Si fa quindi riferimento a quei casi in cui i robot “prendono decisioni intelligenti autonome o interagiscono con parti terze”.

Il rapporto sottolinea che qualunque forma assuma l’intervento legislativo sul tema delle responsabilità o sull’entità dei danni da recuperare, in nessun caso dovrà essere limitato visto che le azioni sono commesse da un “agente non umano”.

Mentre i droni e le auto a guida autonoma fanno sempre più parte delle nostre vite quotidiane, Delvaux si è focalizzata su quella che è la sua preoccupazione principale: “i robot devono stare al servizio delle persone e non esserne dominati”. Per questo gli umani devono sempre avere la possibilità di disabilitare i robot  in caso questi si ribellino ai loro proprietari.





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