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di Anna Gagliardi - ItaliaOggi

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Un Testo unico per il Bio

03/05/2017 14:26

Via libera della camera alla proposta unificata di legge sul comparto. Ok a distretti, interprofessione e vendita diretta

Dopo il settore vitivinicolo, anche il biologico ha il suo Testo unico. L'ha votato ieri la camera dopo un lungo iter iniziato quattro anni fa ad opera dell'on. Massimo Fiorio (Pd), a cui, lo scorso anno, si è aggiunta anche Giuseppina Castiello (Pdl all'epoca, ora Lega nord) con un ulteriore testo.

La proposta di legge (che ora passa in senato) unifica i due documenti e di fatto dà il via a un nuovo approccio verso il comparto: non più di nicchia, ma «attività di interesse nazionale con funzione sociale» proiettata verso ottimistici orizzonti di produzione e vendita. I numeri del bio, sebbene ridotti, sono in continua crescita: le aziende agricole biologiche in Italia sono circa 60 mila (primo posto in Europa secondo FederBio) su un totale di oltre 756mila (Unioncamere 2016), mentre più di 8 mila imprese sono operative nella trasformazione. La percezione rispetto al biologico sta cambiando presso il consumatore: all'estero, in Nord Europa in particolare, ma anche in Canada e negli Stati Uniti, l'organic product viene accolto con maggiore interesse, sia esso verdura, latte o vino, e anche in Italia si sta diffondendo analogo consenso, spingendo gli agricoltori ad accontentare tale richiesta.

Il Testo unico «Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico» si compone di 16 articoli e segna una svolta in ambito nazionale con elementi innovativi per la crescita del comparto. In sede di commissione agricoltura, dove era stato approvato il 12 aprile scorso, aveva già ottenuto ampi consensi.

Le novità sono molteplici. Innanzitutto viene creato un Tavolo tecnico di filiera con il compito di delineare le priorità del Piano di azione nazionale, esprimere pareri sui provvedimenti anche europei, proporre interventi per l'attività di promozione dei prodotti biologici. Quindi viene attivato un Fondo per lo sviluppo del comparto che sostituisce e rivede le finalità del vigente Fondo per l'agricoltura biologica e di qualità per mettere in atto le azioni previste dal Piano, con una riserva del 30% alla ricerca. Viene inoltre specificato che il Fondo è alimentato dal contributo annuale dovuto per la sicurezza alimentare nella misura del 2% del fatturato dell'anno precedente relativo alla vendita di agrofarmaci. Da precisare che il contributo è già previsto dall'attuale legislazione: il cambiamento consiste nell'introduzione delle sanzioni in caso di mancato versamento. Voci non confermate sollevano l'ipotesi che la quota potrebbe aumentare, in fase di definizione dei decreti attuativi, di un ulteriore 2% da destinare alla copertura dei costi per i bandi di ristorazione collettiva con prodotti biologici. Ipotesi che già ora provoca forti opposizioni.

Quattro articoli si riferiscono poi all'organizzazione della produzione e del mercato e alla creazione dei Distretti biologici. Si introducono le Organizzazioni interprofessionali nella filiera bio, novità assoluta nel comparto, e le Intese di filiera, strumento già utilizzato per altri settori ma mai per il biologico. Per quanto riguarda le Organizzazioni dei produttori, rispetto alla legge in vigore, si elimina il vincolo di rappresentanza legato al fatturato delle Op, in considerazione delle dimensioni spesso molto ridotte delle aziende bio. Viene anche inserita per la prima volta la possibilità di vendita diretta in ambito locale delle sementi autoprodotte dalle imprese agricole.

Il biodinamico, infine, se conforme al Regolamento Ce n. 834/2007, è equiparato al metodo biologico.

È rimasto escluso dalla votazione, perché delegato al governo, il sistema dei controlli, la cui bozza di decreto è ferma all'esame della Giustizia, con malumori per i ritardi e le restrizioni annunciate.





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