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di EURACTIV.com with Reuters | Traduzione di Miryam Magro

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Usa e Turchia fanno buon viso a cattivo gioco

17/05/2017 10:11

Il presidente turco Erdogan ha ribadito al leader Usa, Trump, che la Turchia non accetterà i combattenti curdi siriani nella regione, ma non ha criticato direttamente la decisione statunitense di armarli.

Durante l'incontro alla Casa Bianca fra i leader di Stati Uniti e Turchia, il presidente Usa Donald Trump ha definito il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, come un importante alleato nella "lotta al terrorismo", senza fare alcun rifermento alla violenza usata da quest'ultimo nel suo Paese dopo il fallito tentativo di colpo di Stato dello scorso anno. "Abbiamo avuto dei buoni rapporti finora, e li renderemo ancora miglori", ha affermato Trump. Dal canto suo Erdogan ha dichiarato che la sua visita avrebbe rappresentato una svolta storica, e ha esaltato "le relazioni eccezionali" fra i due Stati.

I toni della conferenza stampa sono stati particolarmente positivi considerando le tensioni sorte dopo la decisione di Washington di armare la milizia siriano kurda a Raqqa, gruppo che Ankara considera come un'estensione del Partito Lavoratore Strangolato (PKK) fuorilegge nel Paese. "Noi sosteniamo la Turchia nella lotta contro il terrore e i gruppi come l'ISIS e il PKK ", ha puntualizzato Trump. La Turchia è stata inoltre partner della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro le forze islamiche. L'alleanza si è rivelata fondamentale nella battaglia contro lo stato islamico in Siria, fornendo alla coalizione l'accesso alla base aerea di Incirlik. "Apprezziamo il ruolo di leadership della Turchia nel cercare di porre fine alle terribili uccisioni in Siria".

La precedete amministrazione Usa, guidata da Barack Obama, aveva criticato la repressione attuata da Erdogan sulla stampa turca e sul mondo accademico, dopo il fallito colpo di stato nel luglio 2016. Diciassette migliaia di cittadini turchi sono stati detenuti da allora e alcuni sostenitori del presidente hanno cercato di incolpare gli Stati Uniti del tentativo di golpe al Paese. Trump non ha invece menzionato le condizioni presenti in Turchia oper quanto riguarda la libertà di parola e di stampa. La visita di Erdogan a Washington è stata ulteriormente complicata dalle richieste di Ankara di estradare il religioso turco, Fethullah Gülen,  in esilio in Pennsylvania. Il leader turco accusa i sostenitori di Gülen del tentato colpo di Stato, il quale però ha negato il suo coinvolgimento. Il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, ha dichiarato che i due leader di Turchia e Usa hanno discusso di "possibili azioni contro FETO", riferendosi a quello che Ankara chiama l'Organizzazione del Terrore Gülenista, un termine che usa per descrivere la rete del religioso turco.

La Turchia ha inoltre espresso preoccupazione in merito al processo penale negli Stati Uniti contro Reza Zarrab, cittadino turco-iraniano, arrestato lo scorso anno e accusato di aver aiutato l'Iran a gestire milioni di dollari in transazioni che violavano le sanzioni statunitensi contro Teheran.





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