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di Janie Matthews | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Usa, per l'Economist non sono più una democrazia piena

25/01/2017 18:25

Il settimanale The Economist ha declassato gli Stati Uniti da democrazia piena a democrazia "viziata" nello stesso anno dell'elezione di Donald Trump. Ma nella lista sono in compagnia di 17 Stati membri dell'Ue

L'indice di democrazia redatto annualmente dell'Economist Intelligence Unit, il servizio di intelligence del settimanale britannico The Economist, titolato quest'anno Revenge of the deplorables, mostra che il paese una volta classificato tra le 20 "democrazie piene" ora si trova nel gruppo delle 57 "democrazie imperfette", sotto Uruguay e Giappone.

Joan Hoey, autrice dello studio, spiega che il declassamento è legato ad un'erosione della fiducia, ai minimi storici, nel governo degli Stati Uniti. "Non è una conseguenza di Donald Trump", ha tenuto a precisare l'analista, "al contrario la sua elezione è stata in gran parte una conseguenza dei problemi di lungo corso della democrazia del paese".

Gli Usa ora si trovano vicino all'Italia che nell'ultimo periodo ha vissuto diversi sconvolgimenti politici. "Se questa sfiducia continua non permetterà all'amministrazione Usa di implementare le politiche per gestire la globalizzazione e questa tendenza preoccupante potrebbe contagiare altri paesi", ha osservato Erik van Der Marel, senior economist del think thank Ecipe.

Ma non è tutto perché se 10 Stati membri dell'Ue si collocano tra le 19 "democrazie piene", la lista delle 57 democrazie problematiche accoglie ben 17 paesi del blocco europeo. "Questo la dice lunga sui valori europei in generale e in particolare sulla tradizione dei valori democratici. Nel complesso si tratta di una buona notizia ma pensare che tutto si risolva qui significherebbe solo compiacersi", ha aggiunto Marel.

Dal report del 2015 nessuno Stato membro europeo è stato declassato ma Svizzera, Finlandia e Olanda hanno tutte perso posizioni. Inoltre se l'Europa occidentale ha registrato una regressione significativa, l'Europa dell'Est ha accusato il declino maggiore tra le regioni prese in considerazione. Non si dovrebbe comunque dimenticare che i paesi dell'est hanno visto miglioramenti significativi riguardo i rispettivi indici di democrazia negli ultimi due decenni", ha ricordato Marel. "Ma alcuni paesi rimangono fonte di preoccupazione e questo è legato alla stampa e al sistema giudiziario, sempre meno indipendenti dall'influenza politica".

"Questi rilievi toccano più in generale il tema delle istituzioni e dello Stato di diritto. È preoccupante, non solo per i diritti civili o le libertà personali ma in definitiva per lo stato di salute dell’economia che si riflette poi nelle tasche dei cittadini nel lungo termine".

Ma i risultati di Usa ed Europa sono coerenti con il trend globale con la media mondiale scesa da 5,55 a 5,52 punti. "Il contraccolpo rappresenta il culmine di una tendenza di lunga data di deterioramento della qualità della democrazia negli Stati Uniti e in Europa, manifesta nel declino della fiducia, nel crollo della partecipazione popolare e nell'erosione delle libertà civili", ha detto Hoey.

L'indice è basato su cinque indicatori: processo elettorale e pluralismo, libertà civili, funzionamento dell'amministrazione pubblica, partecipazione politica, cultura politica. Da una scala da 0 a 10, le democrazie piene hanno un punteggio tra 8 e 10 con la Norvegia al primo posto (9,93) mentre le democrazie deboli sono classificate tra 7 e 7,9. Gli Usa sono invece quest'anno usciti dalla classifica dei migliori passando da 8,05 del 2015 al 7,98 dello scorso anno. Nel complesso dei paesi considerati altri 71 hanno visto un calo del loro punteggio mentre nessuna regione ha migliorato in media il proprio posizionamento.

 

 





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