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di Sarantis Michalopoulos | EURACTIV.com | Traduzione di Miryam Magro

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Uso appropriato dei voucher utile contro lavoro nero

28/04/2017 15:33

Un funzionario dell'Ue ha dichiarato a EURACTIV.com che i voucher, se correttamente utilizzati, farebbero entrare più persone nel mercato del lavoro.

Nel tentativo di affrontare la questione del lavoro irregolare, il Governo italiano ha introdotto nel 2008 i "buoni lavoro" come sistema di pagamento. Il suo obiettivo iniziale era quello di fornire una forma di regolazione dei pagamenti salariali ai lavoratori agricoli stagionali e occasionale lavoro nelle attività familiari.

Ma le cose sono cambiate quando i Governi successivi hanno riformato il sistema dei voucher, espandendolo gradualmente anche ad altri settori lavorativi e perdendo così di vista l'obiettivo iniziale per cui erao stati ideati. Invece di usare lo strumento del buono occasionalmente, i datori di lavoro italiani lo hanno utilizzato regolarmente e sostituendolo in alcuni casi ai contratti di lavoro veri e propri.

Secondo l'associazione Fair Labour, sempre più aziende italiane nel settore delle calzature e dell'abbigliamento, hanno tratto vantaggio dal sistema dei buono del lavoro, senza fornire ai loro lavoratori contratti a tempo determinato. "Il loro utilizzo è cresciuto di recente, da circa un milione di voucher utilizzati nel 2008 siamo passati a 115 milioni nel 2015", ha riportato la Fair Labour.

La Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), la più rappresentativa organizzazione del Paese, ha raccolto tre milioni di firme e ha chiesto un referendum per abolire l'uso dei voucher. Il Governo ha emesso un decreto il 17 marzo con cui ha abrogato la legge sui buoni del lavoro, permettendone l'utilizzo sono entro la fine dell'anno.

Sul tema dei voucher, un funzionario Ue ha dichiarato, "la Commissione europea ritiene che i voucher, se correttamente utilizzati, possano portare più persone nel mercato del lavoro".

La Federazione europea dei servizi alle persone (EFSI), che rappresenta gli stakeholder coinvolti nello sviluppo di servizi personali e domestici (PHS), compresi i servizi domestici, il giardinaggio e i servizi per l'infanzia, ritiene che il caso italiano non debba pregiudicare i vantaggi che possono derivare dai buoni del lavoro, citando come esempio positivo il sistema presente in Francia e i Belgio.

Inoltre, l'Efsi sottolinea che occorre fare una chiara distinzione tra i diversi tipi di voucher. "I voucher sociali, compresi i buoni Phs, si basano sulle caratteristiche chiave delle attività che vengono svolte e non dovrebbero essere mescolate con altri sistemi di retribuzione", ha dichiarato il direttore di Efsi, Aurélie Decker. I voucher sociali sono di solito concessi come "premi" dai datori di lavoro o dalle autorità pubbliche ai cittadini, fornendo loro l'accesso a beni o servizi predeterminati. Non possono essere scambiati con denaro e possono essere utilizzati solo all'interno di una rete limitata di commercianti che sono contrattualmente legati all'emittente. I sostenitori dei buoni sociali affermano che con l'utilizzo di questo strumento, l'ambiente di lavoro è migliorato e che l'intero sistema è trasparente e aiuta i Governi ad avere un più stretto controllo fiscale.

Secondo l'Efsi, i buoni sociali differiscono dal programma dei "Buoni Lavoro". "Ogni sistema di voucher si basa su un quadro legislativo nazionale specifico, che viene regolarmente adattato negli anni per assicurare che soddisfi i propri obiettivi iniziali", ha sottolineato Decker.





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