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di Maicol Mercuriali - ItaliaOggi

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Uva da tavola ad alta tecnologia

11/10/2017 09:07

La Sicilia spinge sulle coltivazioni in serra e in vaso. Acini insacchettati per conquistare i mercati. A Canicattì si lavora al rilancio del prodotto Igp

L'uva da tavola italiana è un prodotto vocato all'export: su una produzione nazionale di circa un milione di tonnellate l'anno le esportazioni superano le 480mila tonnellate e, nel 2016, sono cresciute del 3% rispetto all'anno precedente. Secondo i dati Eurostat elaborati dal Monitor Ortofrutta di Agroter l'export di uva tricolore sta lentamente recuperando terreno, anche se si è ancora lontani dalle oltre 600 mila tonnellate vendute nel 2000 e nel 2001.

Il trend in crescita è legato alla distintività del prodotto italiano, all'innovazione, alla ricerca e a una ritrovata promozione dell'uva da tavola. In Sicilia, seconda regione produttiva italiana con quasi 377 mila tonnellate, alle spalle della Puglia (620 mila tonnellate), emerge l'Uva Italia Igp di Canicattì. Nel territorio agrigentino ci sono 51 produttori e 11 confezionatori associati al Consorzio di tutela, che coltivano circa 350 ettari di vigneti. Bacca bianca, croccante, aromatica, molto dolce, con queste caratteristiche l'uva Italia va alla grande in Francia, principale mercato di sbocco. «Queste peculiarità sono la nostra forza», afferma Salvatore Lodico, presidente della Cooperativa Insieme e del Consorzio di tutela dell'Uva Italia Igp di Canicattì, e sono la base su cui sviluppare nuove azioni di comunicazione. La campagna 2017 è positiva, il prodotto è straordinario e le quotazioni, tra i 50 e gli 80 centesimi il chilo, sono soddisfacenti per i produttori».

L'uva da tavola è anche biologica o certificata Demeter, quindi coltivata secondo i principi biodinamici, come quella prodotta da Golden Grape, azienda fondata da Luigi Brucculeri e oggi condotta dal figlio Dario, agronomo, che ha svolto la sua tesi di laurea sull'uva insacchettata. Una procedura innovativa in cui il grappolo, prima della fase di maturazione, viene protetto da un sacchetto di carta. In questo modo i trattamenti sono ridotti al minimo e viene esaltata la salubrità del prodotto. L'uva biodinamica viene molto apprezzata in Germania e nei mercati nordici. Alla Geva, invece, l'uva è coltivata fuori suolo e sotto serra, in vasi riempiti di fibra di cocco, la nutrizione del substrato è computerizzata e le acque vengono riciclate. «Giochiamo d'anticipo», rimarca il fondatore Calogero Vita, «e arrivando sul mercato in primavera con un prodotto di grande qualità riusciamo a strappare prezzi interessanti».

Sabato scorso a Canicattì ha fatto tappa il Simposio internazionale sull'uva da tavola che dal 1 al 7 ottobre si è svolto tra Puglia e Sicilia. Vittorino Novello, ordinario dell'Università di Torino e presidente del Comitato scientifico del Simposio, ha spiegato come la ricerca si stia orientando sempre di più verso varietà di uva da tavola resistenti alla malattie, in modo da dare al consumatore un prodotto sempre più salubre e adottare metodi di coltivazione ambientalmente sostenibili.

Anche le istituzioni locali si stanno muovendo di concerto con il mondo produttivo. Il Comune di Canicattì nello scorso fine settimana ha organizzato la prima edizione dell'Uva Fest, voluta dal sindaco Ettore Di Ventura e dall'assessore all'agricoltura Davide Lalicata: tra i protagonisti anche il cuoco-comico Andy Luotto: «Dobbiamo far capire che l'uva italiana si può trovare per molti mesi l'anno e può essere impiegata in cucina», ha detto, «per riportarla con convinzione in tavola».





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