EurActive.it

Home > News > Web tax, ora la Ue fa sul serio

di Andrea Boeris | MF-Milano Finanza

Facebook Twitter Linkedin
Web tax, ora la Ue fa sul serio

22/09/2017 10:20

La Commissione presenta un documento sulla tassazione delle imprese digitali. Varie le proposte, dalla base imponibile unica all’introduzione di imposte sul fatturato anziché sugli utili. Il vicepresidente Dombrovskis: le società paghino dove svolgono le attività

Ormai da tempo i maggiori Stati europei sono in guerra contro i colossi del web e dell’economia digitale, accusati di pagare meno tasse del dovuto aggirando i sistemi fiscali. Sul piano operativo i singoli Paesi si sono mossi in ordine sparso, ma ora chiedono che si trovi una soluzione a livello internazionale, che soprattutto i grandi dell’Ue (Germania, Francia, Italia e Spagna) hanno individuato nella cosiddetta web tax.

Ieri è arrivata una risposta a queste richieste da parte della Commissione Europea. «Le società dovrebbero pagare le tasse dove svolgono la loro attività economica effettiva», ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, presentando una comunicazione dell’Unione contenente le opzioni sul tavolo e le diverse possibilità in campo.

A una settimana dal vertice di Tallin, in Estonia, dedicato al digitale, la Commissione ha voluto precisare che intende «assicurare un’equa tassazione dell’economia digitale» perché «da questo dipende la sostenibilità dei bilanci pubblici nazionali». La comunicazione di ieri è un punto di partenza in vista delle prossime discussioni fra tutti e 28 i Paesi. I governi dei maggiori Paesi contano di arrivare a una posizione comune alla riunione dell’Ecofin che si terrà a fine anno. A quel punto si dovrebbe arrivare alla proposta legislativa, che la Ue potrebbe elaborare e ultimare nel corso della primavera del prossimo anno.

I giganti dell’economia digitale, come Google e Facebook, ma anche altri come Airbnb e Booking, hanno fatturati in costante crescita, ma secondo i governi nazionali europei non pagano le tasse in maniera proporzionale ai loro guadagni, perché sono derivanti da servizi virtuali che sfuggono al Fisco. Un rapporto redatto dal Parlamento Europeo segnala che, a causa dei mancati versamenti di Google e Facebook, i Paesi dell’Ue hanno registrato nel biennio 2013-2015 una perdita di gettito fiscale di 5 miliardi di euro. «Tra il 2008 e il 2016 il fatturato delle cinque principali imprese commerciali online è salito in media del 32% l’anno, mentre l’aumento medio annuo dell’intero settore commerciale è stato dell’1%», ha fatto notare ieri Dombrovskis.

Nel documento presentato ieri dal vicepresidente, la Commissione Ue ha messo in campo tre possibili soluzioni. La prima prende spunto dalla proposta di Italia, Germania, Francia e Spagna e consiste in una tassa sul fatturato generato in un determinato Paese. Una soluzione non semplice e soprattutto non gradita a chi non vede di buon occhio lo spostamento della tassazione dagli utili al fatturato. La seconda proposta della Commissione è una ritenuta sulle transazioni digitali che avvenga alla fonte. La terza idea contenuta nella comunicazione è una tassa da applicare sui ricavi generati dalle forniture di servizi digitali, come la pubblicità online. La soluzione preferita però sarebbe proseguire nel negoziato sulla Common Consolidated Corporate Tax Base, la direttiva che punta a creare una base imponibile comune per le imprese, la cui aliquota sarebbe poi da armonizzare in seguito. 





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154