EurActive.it

Home > News > Webtax, l'Ocse prende tempo

di Cristina Bartelli e Valerio Stroppa | ItaliaOggi

Facebook Twitter Linkedin
Webtax, l'Ocse prende tempo

19/03/2018 09:54

Pubblicato il report sulla tassazione digitale. Da evitare soluzioni prese dai singoli paesi. Necessario determinare i criteri dei profitti intragruppo

Una soluzione unanime sulla tassazione dei colossi del web è ancora lontana.

Ma nel frattempo è maturata una consapevolezza: è molto difficile, se non impossibile, fissare regole ad hoc per il solo settore digitale, separandolo dal resto dell'economia, soprattutto in un mondo dove la sharing economy, le transazioni peer to peer e le cripto-valute modificano lo scenario di riferimento di giorno in giorno.

Per tale motivo l'approccio più efficace è quello di riesaminare e regolamentare due concetti fondamentali, il «nexus» e i criteri di attribuzione dei profitti infragruppo in base all'attività sostanziale svolta da ciascuna entità nei diversi paesi.

È quanto afferma l'Ocse, che ha diffuso ieri il primo «interim report» sulle sfide digitali della digital economy.Lo studio, lungo oltre 200 pagine, è stato elaborato e approvato dagli oltre 110 paesi che compongono l'Inclusive Framework, il gruppo di lavoro per l'attuazione del progetto Beps. Il maxi-piano contro l'evasione presentato nell'ottobre 2015 su commissione del G-20 è infatti nato proprio per porre fine ad alcune pratiche elusive poste in essere dalle multinazionali di internet. La corretta tassazione dei profitti realizzati online rappresentano l'oggetto della Action 1, la prima delle 15 raccomandazioni Beps.

Nella stessa direzione, seppur indirettamente, sono andate anche le Actions 3 (regimi Cfc), 5 (regimi fiscali dannosi), 6 (abuso dei trattati), 7 (stabile organizzazione) e 8-10 (politiche di transfer pricing). Nonostante un «interesse comune» manifestato dalla totalità dei governi nel riportare i livelli impositivi gravanti sui colossi del web a valori coerenti con il business generato, l'organizzazione parigina evidenzia come «ancora non è stato trovato il consenso su quali soluzioni operative adottare».

Ciò ha comportato un effetto inevitabile, ma alquanto indesiderato dall'Ocse: «un certo numero di paesi ha iniziato a esplorare e a implementare una serie di misure di breve termine, in maniera unilaterale e non coordinata tra loro». Ma il proliferare di tali rimedi domestici «rischia di avere effetti negativi sugli investimenti e sulla crescita economica», conclude il report, «aumentando i casi di doppia imposizione e il livello di complessità del sistema, tanto per i contribuenti quanto per le stesse autorità fiscali». ù

Sebbene dal 2015 a oggi siano stati fatti importanti passi avanti nella diagnosi, ossia nella comprensione della patologia, è necessario ancora del tempo per individuare la cura, cioè le soluzioni tecniche. Il tavolo tecnico dell'Inclusive Framework dedicato all'economia digitale continuerà il suo lavoro, con l'obiettivo di arrivare alla versione finale del report nel 2020, che dovrà contenere una soluzione “consensus based”, ossia condivisa da tutti. Oggi come oggi, però, «non c'è unanimità di vedute sulle misure temporanee, né nel merito né sulla loro eventuale necessità».





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2018 Partita IVA 08931350154