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di Cristina Bartelli e Valerio Stroppa | ItaliaOggi

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Webtax, l’Ue colpirà il fatturato

19/03/2018 10:05

E' pronta la direttiva europea per tassare le multinazionali, in attesa di definire una tassazione degli utili. Ma l'Ocse cerca una soluzione globale

Una tassa sul fatturato per le multinazionali di internet, con regole comuni fissate a livello europeo, come misura provvisoria in attesa di implementare un prelievo definitivo sugli utili realizzati in ciascun paese.

A pagare saranno solo i grandi gruppi, con ricavi superiori ai 750 milioni di euro e vendite online rilevanti nell’Ue per almeno 50 milioni di euro, a prescindere che l'operazione avvenga intra Ue o con giurisdizioni extra Ue. L’aliquota unica oscillerà tra l’1% e il 5%, anche se dalle indiscrezioni delle ultime ore la tassa dovrebbe attestarsi al 3%.

È quanto prevede la proposta di direttiva sulla webtax che sarà presentata mercoledì prossimo dalla Commissione Ue (si veda ItaliaOggi del 2 e del 3 marzo 2017).

Il provvedimento studiato da Bruxelles introduce una disciplina unica della nuova Dst, acronimo di “digital service tax”, che dovrà poi essere declinata nelle normative domestiche degli stati membri entro la fine del 2019, per entrare in vigore dal 1° gennaio 2020.

Nonostante la cautela raccomandata dall’Ocse, che mira a una soluzione globale, condivisa da tutti e quindi “defintiva”, l’Ue non intende aspettare oltre.

In realtà era stata la stessa Commissione a evidenziare che l’approccio condiviso rappresenta la strada migliore, ma da un lato la pressione politica per gli stati membri di adottare misure urgenti, dall’altro la necessità di evitare fughe in avanti da parte dei singoli paesi (l’Italia è tra quelli che hanno già introdotto una web tax autonoma) hanno spinto l’esecutivo comunitario a finalizzare la proposta.

La soluzione scelta dall’Ue, che in realtà potrebbe anche costituire un interim in attesa che quella globale sia implementata, è una direttiva europea che individua le attività digitali da tassare con la nuova Dst. Si tratta, di fatto, del medesimo approccio già seguito dal legislatore italiano con la legge n. 205/2017.

Come già avvenuto a livello Ocse (con una platea più estesa), tuttavia, anche all’interno dei Ventotto non c’è unanimità politica sul modus operandi. Pertanto l’iter della direttiva potrebbe avere un percorso tutt’altro che semplice.





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